L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

IL DIRITTO ALLA SALUTE E LA QUESTIONE DELLA PROSSIMITÀ: INTEGRAZIONE DEI LIVELLI ASSISTENZIALI E GOVERNANCE COMPRENSORIALE NEL SISTEMA SANITARIO LAMETINO

Il diritto alla salute, come formulato dall’articolo 32 della Costituzione italiana, non si configura come un semplice diritto di libertà — la libertà di non subire trattamenti sanitari non consensuali — ma comprende anche una dimensione prestazionale che impone all’organizzazione pubblica di predisporre le condizioni materiali affinché la tutela della salute sia effettivamente accessibile a tutti i cittadini. Questa dimensione prestazionale, che la dottrina costituzionalistica ha progressivamente approfondito, si traduce nell’obbligo per le istituzioni di garantire non soltanto l’esistenza formale di strutture sanitarie, ma la loro effettiva accessibilità, appropriatezza e continuità nel tempo.

Per un centro urbano come Lamezia Terme, che esercita una funzione di polarizzazione sanitaria su un territorio comprensoriale esteso e morfologicamente articolato, la questione dell’integrazione dei livelli assistenziali assume una rilevanza che trascende la dimensione locale per toccare nodi strutturali dell’organizzazione del Servizio sanitario nazionale. Il Distretto sociosanitario di Lamezia Terme, secondo l’organizzazione pubblicata dall’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, comprende ventuno comuni e una popolazione di riferimento indicata in 125.720 abitanti sulla base dei dati demografici del 1° gennaio 2024. Tale dimensione territoriale evidenzia come la programmazione sanitaria lametina non possa essere confinata entro i confini comunali, ma debba essere concepita come una politica di area vasta che tenga conto delle differenti condizioni di accessibilità dei centri collinari e delle comunità periferiche.

Il problema centrale risiede nella frammentazione organizzativa tra i diversi livelli del sistema assistenziale. L’ospedale per acuti, la medicina generale, l’assistenza specialistica ambulatoriale, l’assistenza domiciliare integrata e gli interventi sociosanitari operano, in molti contesti, come compartimenti separati, caratterizzati da logiche gestionali distinte, sistemi informativi non interoperabili e criteri di valutazione indipendenti. Questa frammentazione si traduce, per il paziente — in particolare per il paziente cronico, pluripatologico o in condizione di fragilità — in un onere organizzativo che grava su di lui e sulla sua rete familiare: la necessità di orientarsi autonomamente tra servizi non comunicanti, di trasportare la documentazione clinica tra un livello e l’altro, di ricostruire una continuità terapeutica che il sistema non garantisce in modo automatico.

Il decreto ministeriale n. 77 del 2022 ha introdotto nuovi modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale, individuando nella prossimità, nell’integrazione professionale e nella continuità delle cure i principi fondanti della riorganizzazione. La Casa della comunità, l’Ospedale di comunità e le Unità di continuità assistenziale costituiscono le architetture organizzative attraverso le quali il legislatore ha inteso tradurre questi principi in strutture operative. Il monitoraggio pubblicato da AGENAS nell’aprile 2026 evidenzia, tuttavia, che la realizzazione di queste strutture non coincide automaticamente con la loro effettiva operatività: la dotazione di personale, la definizione dei protocolli di integrazione, la connettività informatica e la governance condivisa rappresentano condizioni necessarie che non sempre risultano soddisfatte.

L’esperienza lametina offre elementi di analisi significativi. Nel giugno 2026 l’ASP di Catanzaro ha disposto l’ampliamento dell’Aggregazione funzionale territoriale ad alta complessità denominata Hygieia, prevedendo un’organizzazione della medicina generale distribuita tra Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia. Il provvedimento, che ha suscitato comunicazioni pubbliche e approfondimenti territoriali, si inscrive in una logica di riorganizzazione della medicina di prossimità che supera il modello tradizionale dello studio medico individuale per approdare a una struttura aggregata, nella quale le competenze professionali sono condivise e l’operatività è garantita su un arco temporale più esteso.

Il significato di questa esperienza trascende il singolo atto organizzativo. La medicina territoriale non costituisce un livello assistenziale gerarchicamente subordinato all’ospedale, bensì un dispositivo attraverso il quale è possibile migliorare l’appropriatezza delle prestazioni — orientando il paziente verso il livello di cura più idoneo alla sua condizione —, assicurare la continuità terapeutica per le patologie croniche e ridurre il ricorso improprio alle strutture di emergenza, il cui costo per unità di prestazione è significativamente superiore a quello dell’assistenza territoriale.

Un paziente anziano affetto da comorbilità multiple — diabete, insufficienza cardiaca, deficit cognitivo lieve — non necessita soltanto di visite specialistiche periodiche. Ha bisogno di un percorso assistenziale integrato che colleghi il medico di medicina generale, lo specialista di riferimento, il servizio infermieristico territoriale, l’assistenza domiciliare integrata e, quando necessario, il sostegno sociale. Quando queste componenti non comunicano attraverso protocolli condivisi e sistemi informativi interoperabili, il rischio è quello di una medicalizzazione frammentata, nella quale ogni professionista interviene sulla propria competenza senza che nessuno assuma la responsabilità della visione complessiva.

La frammentazione organizzativa si traduce così in una forma indiretta di disuguaglianza. Il paziente che dispone di risorse cognitive, relazionali ed economiche per orientarsi nel sistema — per prenotare, per trasportarsi, per sollecitare, per interpretare — accede alle cure in modo diverso da chi non dispone di tali risorse. La disuguaglianza non deriva in questo caso dall’assenza formale del diritto, bensì dalla sua non effettività, prodotta dall’organizzazione che il diritto presuppone e che non sempre realizza.

La programmazione sanitaria lametina dovrebbe pertanto dialogare in modo strutturale con le politiche sociali, la pianificazione della mobilità pubblica e gli strumenti di governo del territorio. La localizzazione dei servizi, la loro accessibilità in termini di collegamenti e orari, la comprensibilità delle informazioni e la continuità dell’offerta influenzano concretamente la possibilità di usufruire delle prestazioni, in particolare per le fasce di popolazione più vulnerabili.

L’ospedale San Giovanni Paolo II conserva una funzione essenziale nel sistema sanitario comprensoriale, ma il suo rafforzamento non può essere concepito come alternativo allo sviluppo della medicina di prossimità. Le due dimensioni sono funzionalmente complementari: un ospedale qualificato necessita di una rete territoriale che assicuri la prevenzione, la continuità terapeutica post-dimissione e la gestione delle cronicità; una rete territoriale efficace richiede strutture ospedaliere accessibili e meccanismi di raccordo che garantiscano il flusso appropriato dei pazienti tra i livelli.

La qualità del sistema dovrebbe essere valutata attraverso indicatori verificabili e disaggregati: tempi di accesso alle prestazioni, continuità assistenziale documentata, appropriatezza dei ricoveri, effettiva operatività dei servizi territoriali e capacità di raggiungere le persone più fragili. Il diritto alla salute diventa effettivo non quando il sistema esiste sulla carta, ma quando la sua organizzazione riesce ad avvicinarsi alla vita concreta delle persone.

Credito fotografico: FedericaG_rizzo / Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0. Fonte originale. Modifiche: ridimensionamento e adattamento al formato editoriale, con eventuali bande neutre.

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.