L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

IL POLICENTRISMO COME PROBLEMA DI SICUREZZA: LAMEZIA E LA NECESSITÀ DI UN’URBANISTICA DEL RISCHIO

Scorcio del centro storico di Nicastro, Lamezia Terme (immagine di repertorio).

L’allerta meteorologica del 10 ottobre richiama una questione decisiva per il futuro di Lamezia Terme: superare la gestione episodica delle emergenze e costruire una cultura amministrativa della prevenzione, della resilienza e della continuità dei servizi, nella quale la sicurezza non sia un’attivazione straordinaria ma una proprietà ordinaria dell’organizzazione urbana. Ma per Lamezia questa questione assume una forma specifica, determinata dalla sua singolare struttura policentrica, che rende il problema della sicurezza non soltanto tecnico ma anche politico e organizzativo.

La qualità di una città non si misura soltanto nella configurazione dei suoi spazi pubblici, nella presenza di infrastrutture, nella quantità delle attività economiche o nella bellezza dei suoi paesaggi. Si manifesta anche — e forse soprattutto — nella capacità delle istituzioni di conoscere il territorio, anticiparne le vulnerabilità, organizzarne la difesa e assicurare condizioni di sicurezza alla popolazione in ogni condizione, inclusa quella dell’avversità. Una città che funziona bene solo quando il tempo è favorevole non è una città moderna: è una città che delega alla fortuna la propria continuità operativa, e che trasferisce il costo della propria impreparazione sui cittadini più vulnerabili.

Per Lamezia Terme, questa dimensione assume una particolare importanza in ragione della complessità della sua struttura urbana e territoriale, che la distingue dalla maggior parte dei centri calabresi e meridionali.

La città si sviluppa attraverso nuclei storicamente distinti — Nicastro, Sambiase, Sant’Eufemia Lamezia — insediamenti residenziali, aree produttive, infrastrutture di collegamento di rango regionale e nazionale, e territori agricoli che si estendono dalla fascia pedemontana verso la pianura e la costa. Una simile articolazione, frutto di una scelta amministrativa unitaria che non ha prodotto una corrispondente omogeneità morfologica e funzionale, costituisce una risorsa in termini di diversità economica e di potenziale demografico, ma richiede un’organizzazione particolarmente attenta e integrata delle reti di mobilità, dei servizi e delle funzioni di protezione civile. Il policentrismo lametino non è una semplice caratteristica urbanistica: è una condizione strutturale che pone problemi specifici di coordinamento, di ridondanza delle infrastrutture e di uniformità degli standard di sicurezza. Ogni nucleo urbano presenta vulnerabilità diverse, legate alla sua morfologia, alla sua storia insediativa, alla sua relazione con il sistema idrografico e alla sua posizione nella rete viaria. La sicurezza, in un contesto policentrico, non può essere uniforme: deve essere differenziata nella conoscenza e unitaria nella risposta.

L’allerta meteorologica arancione diramata per sabato 10 ottobre 2026 ha determinato l’adozione di un’ordinanza sindacale di chiusura delle scuole e degli asili nido. Il provvedimento è stato motivato dalla previsione di precipitazioni intense e dalle possibili conseguenze sulla sicurezza delle persone e sulla circolazione, in particolare nelle aree più esposte al rischio idrogeologico e idraulico. L’amministrazione ha inoltre previsto il preallertamento delle strutture comunali competenti e dei servizi di supporto, attivando una procedura che, per quanto appropriata, appartiene alla logica della risposta più che a quella della prevenzione.

La decisione appartiene alla sfera della prevenzione immediata — o, più precisamente, della prudenza precauzionale — e va valutata positivamente come esercizio di responsabilità istituzionale. Tuttavia, il suo significato più importante e più fecondo emerge quando viene inserita in una riflessione di carattere urbanistico e istituzionale che ne superi la dimensione episodica.

La chiusura di una scuola può ridurre l’esposizione a un rischio contingente, ma non interviene sulle condizioni territoriali che determinano quel rischio. Può proteggere i bambini per un giorno, ma non modifica la vulnerabilità del percorso che compiono, della zona nella quale si trova l’edificio, della capacità di drenaggio del bacino nel quale il quartiere è inserito. La protezione civile, pertanto, non può essere considerata esclusivamente come un insieme di procedure da attivare quando un evento meteorologico è già previsto e già in atto. Deve diventare una componente ordinaria del governo della città, integrata in ogni decisione di pianificazione, di gestione e di investimento.

Questo significa innanzitutto costruire una conoscenza continuamente aggiornata delle aree maggiormente vulnerabili, fondata su dati quantitativi, su monitoraggio sistematico e su una lettura dinamica — non statica — del rischio. La distribuzione degli insediamenti, il sistema dei corsi d’acqua, le condizioni delle reti di drenaggio, la permeabilità dei suoli, l’efficienza delle infrastrutture e l’evoluzione dell’uso del suolo devono essere osservati come elementi interdipendenti di un sistema complesso, la cui comprensione richiede competenze trasversali e una capacità istituzionale di integrazione che le amministrazioni comunali faticano spesso a garantire.

Una trasformazione urbanistica può infatti modificare il comportamento delle acque superficiali anche a distanza considerevole dal luogo dell’intervento. L’impermeabilizzazione dei terreni, la riduzione delle superfici di assorbimento, la canalizzazione dei deflussi e l’insufficienza delle reti di smaltimento possono amplificare criticità che, considerate singolarmente, appaiono limitate, ma che si sommano in modo non lineare a scala di bacino. Il principio di precauzione, in urbanistica, non dovrebbe applicarsi soltanto ai rischi immediatamente percepibili, ma anche agli effetti cumulativi e differiti delle trasformazioni ammesse nel tempo.

La pianificazione deve pertanto interrogarsi non soltanto sulla destinazione funzionale delle aree e sulla loro compatibilità con gli strumenti urbanistici vigenti, ma sulle conseguenze ambientali dell’intero processo di urbanizzazione, valutando gli effetti sulla sicurezza idraulica come criterio vincolante e non come mera prescrizione tecnica da rispettare formalmente.

Per Lamezia Terme esiste inoltre una questione specifica e irrisolta: il coordinamento tra i diversi nuclei urbani in materia di sicurezza e di emergenza.

Il policentrismo cittadino non può tradursi in una frammentazione delle politiche di sicurezza, nella quale ogni quartiere o frazione dispone di standard diversi, di procedure non uniformi e di livelli di protezione diseguali. Le infrastrutture, i servizi essenziali e le procedure di emergenza devono essere organizzati secondo una visione unitaria, capace di riconoscere le differenze territoriali senza rinunciare a criteri comuni di protezione e a un sistema di allertamento e risposta che operi come un organismo unico.

Un sistema di mobilità efficiente, per esempio, dovrebbe essere valutato anche in relazione alla possibilità di garantire percorsi alternativi durante un’emergenza, alla ridondanza delle connessioni tra i nuclei urbani e alla capacità di evacuazione o di accesso ai servizi essenziali in caso di interruzione di un asse viario principale. Analogamente, la localizzazione di nuove strutture pubbliche — scuole, uffici, centri di servizio — dovrebbe considerare non soltanto la vicinanza ai residenti e la disponibilità di aree, ma anche l’accessibilità in condizioni di criticità, la vulnerabilità del sito e la continuità operativa dell’edificio.

La stessa rete delle scuole, degli impianti sportivi e degli edifici comunali potrebbe assumere una funzione importante nella costruzione di un sistema territoriale di protezione — come punti di raccolta, come centri operativi, come strutture di prima accoglienza — purché tale eventualità sia sostenuta da verifiche tecniche, procedure appropriate, risorse adeguate e, soprattutto, da una formazione del personale che non si limiti alla teoria ma si eserciti con regolarità.

Esiste poi una dimensione culturale della sicurezza che merita particolare attenzione e che riguarda il rapporto tra cittadinanza e rischio.

Una comunità informata sui rischi del proprio territorio, che conosce la storia degli eventi passati, che comprende le ragioni delle allerte e che sa quali comportamenti adottare, possiede maggiori possibilità di adottare comportamenti consapevoli e di ridurre la propria esposizione. La comunicazione pubblica dovrebbe dunque andare oltre la diffusione delle allerte — che è necessaria ma non sufficiente — sviluppando una conoscenza accessibile delle condizioni ambientali, dei piani di emergenza, delle responsabilità individuali e collettive, e delle ragioni tecniche delle decisioni amministrative. Il cittadino che comprende perché una strada viene chiusa o una scuola sospesa è più collaborativo e più resiliente di quello che riceve un divieto senza contesto.

La prevenzione non è soltanto una funzione amministrativa. È anche una forma di educazione civica e di costruzione di una cultura del rischio che, in un Paese come l’Italia, rimane largamente incompiuta.

Il futuro urbano di Lamezia Terme dovrebbe essere costruito riconoscendo che sviluppo e sicurezza non appartengono a politiche separate e che ogni nuova infrastruttura, ogni intervento di riqualificazione e ogni trasformazione del territorio dovrebbero contribuire a rendere la città più funzionale, ma anche meno vulnerabile.

La capacità di affrontare gli eventi estremi non può dipendere indefinitamente dalla sola efficienza della risposta emergenziale, che per quanto ben organizzata presenta limiti strutturali e costi umani e materiali che la prevenzione avrebbe potuto evitare.

Una città realmente moderna è quella che riduce progressivamente la necessità di ricorrervi, attraverso una pianificazione capace di trasformare la conoscenza del rischio in qualità permanente dell’organizzazione urbana, e che concepisce la sicurezza non come un costo da minimizzare ma come un investimento nella continuità della vita collettiva.

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo. Fotografia: Marco Chemello (Wikimedia Italia); fonte Wikimedia Commons; licenza CC BY-SA 4.0. Scorcio del centro storico di Nicastro, Lamezia Terme (immagine di repertorio).