La storia di Lamezia Terme presenta una caratteristica che la distingue da numerose altre realtà urbane italiane: la sua identità amministrativa contemporanea non è il prodotto lento e stratificato di una crescita organica, ma nasce da un preciso progetto di unificazione territoriale, attraverso il quale comunità storicamente autonome sono state riunite in una nuova istituzione municipale. La legge 4 gennaio 1968, n. 6, sancì formalmente l’unificazione dei comuni di Nicastro, Sambiase e Santa Eufemia Lamezia. La costituzione del nuovo Comune rappresentò il risultato di un percorso parlamentare al quale contribuirono, tra gli altri, il senatore Arturo Perugini e il deputato Salvatore Foderaro. Il successivo processo di organizzazione amministrativa passò attraverso una gestione commissariale e culminò, nel 1970, con l’insediamento di Arturo Perugini come primo sindaco della città. Questa vicenda, che rischia di essere archiviata come un semplice episodio di storia amministrativa locale, merita in realtà di essere considerata per ciò che realmente è: un caso esemplare attraverso cui interrogarsi sul rapporto, mai immediato e mai scontato, tra la costituzione giuridica di una città e la formazione della sua identità collettiva.
L’unificazione di più comuni produce, per sua natura, un effetto istituzionale pressoché istantaneo: nasce un nuovo ente, con un nuovo statuto, nuovi organi e un nuovo perimetro di governo. Essa non determina però, con la medesima immediatezza, la scomparsa delle appartenenze precedenti, delle memorie locali e delle differenti modalità attraverso le quali ciascuna comunità interpreta il proprio rapporto con il territorio. Lamezia Terme nasce dunque dall’incontro, e talvolta dalla tensione, tra una decisione legislativa e una realtà storica ben più articolata. Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia possedevano infatti tradizioni, strutture insediative e relazioni territoriali differenti, sedimentatesi nel corso di secoli. La loro integrazione amministrativa ha dato origine a un organismo urbano la cui identità non può essere compresa attraverso la semplice somma aritmetica delle componenti originarie, perché la città è qualcosa di più, e di diverso, della giustapposizione dei suoi quartieri.
La questione fondamentale, in questa prospettiva, riguarda il significato profondo della pluralità. Una città policentrica non è necessariamente una città incompiuta o condannata a una perenne frammentazione. Può rappresentare, al contrario, una forma urbana ricca e capace di valorizzare funzioni complementari, a condizione che esistano relazioni efficaci tra i diversi nuclei e una visione condivisa dello sviluppo. Il problema nasce quando la pluralità territoriale non viene interpretata come una risorsa, ma resta priva di un’organizzazione capace di trasformarla in integrazione, lasciando che le differenze si cristallizzino in gelosie o in gerarchie implicite. La costruzione dell’identità lametina richiede pertanto di distinguere due processi che conviene non confondere. Il primo riguarda la conservazione delle memorie storiche dei centri originari, ciascuna con la propria dignità e la propria specificità. Il secondo concerne la formazione di una coscienza urbana comune, nella quale quelle memorie possano riconoscersi senza essere cancellate né gerarchizzate.
Non esiste, in linea di principio, una contraddizione necessaria tra l’appartenenza a Nicastro, a Sambiase o a Sant’Eufemia e l’appartenenza a Lamezia Terme. La contraddizione emerge soltanto quando le identità vengono concepite come reciprocamente esclusive, come se il riconoscimento dell’una comportasse la negazione dell’altra. Una comunità urbana matura può invece riconoscere la propria origine plurale e trasformarla in patrimonio condiviso, facendo della propria complessità una forza anziché un ostacolo. Questa prospettiva attribuisce un ruolo di primo piano alla cultura e alla memoria pubblica. La storia dell’unificazione dovrebbe essere conosciuta non soltanto attraverso le ricorrenze istituzionali, che rischiano di restare rituali vuoti, ma mediante un lavoro sistematico e paziente di documentazione, ricerca e divulgazione. Gli archivi comunali, le testimonianze storiche, le fotografie, le cartografie, i documenti amministrativi e i materiali relativi alla vita sociale dei tre centri costituiscono risorse preziose, e in parte ancora inesplorate, per ricostruire la formazione della città contemporanea.
Un progetto organico di memoria urbana consentirebbe di comprendere come siano cambiate, nel corso dei decenni, le relazioni tra i quartieri, le funzioni economiche, i servizi pubblici, le infrastrutture e le rappresentazioni collettive della città. La conoscenza storica assumerebbe così una funzione direttamente collegata alla pianificazione territoriale, anziché restare confinata in una dimensione antiquaria e decorativa. Comprendere l’origine delle diverse centralità urbane permette, infatti, di affrontare con maggiore consapevolezza problemi concreti quali la mobilità, la distribuzione dei servizi, la valorizzazione culturale e l’organizzazione degli spazi pubblici. La memoria, è bene ribadirlo, non deve essere utilizzata per giustificare acriticamente scelte contemporanee; deve piuttosto fornire gli strumenti interpretativi necessari per comprenderne le condizioni storiche e per valutarne la coerenza con le vocazioni profonde del territorio.
Il futuro di Lamezia Terme non può dunque essere costruito attraverso il semplice richiamo simbolico all’unità cittadina, che da solo rischia di restare una formula retorica. Esso richiede politiche capaci di rendere effettiva l’integrazione attraverso servizi accessibili, collegamenti funzionali, opportunità culturali diffuse e una distribuzione equilibrata delle funzioni urbane. La città unificata dovrebbe essere concepita come una comunità di relazioni vive, e non soltanto come un territorio amministrato da un’unica istituzione. A quasi sei decenni dalla legge istitutiva, il significato dell’unificazione conserva quindi una notevole attualità culturale e civile. La questione decisiva non consiste nel domandarsi se le tre comunità originarie abbiano perduto la propria identità, perché sarebbe una domanda mal posta; consiste piuttosto nel comprendere se la loro storia comune abbia prodotto una forma nuova di appartenenza, capace di riconoscere le differenze e di orientarle verso un progetto condiviso. Lamezia Terme può trovare proprio nella complessità delle proprie origini, anziché nella loro rimozione, una delle ragioni più profonde e più feconde della propria identità contemporanea.
L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.
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