L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LE INFRASTRUTTURE INVISIBILI: QUANDO LA CITTÀ RENDE POSSIBILI LE RELAZIONI

Persone sedute ai tavolini sotto i portici di Piazza della Repubblica a Roma.

di Francesco Costanzo

Di una città si misurano le strade, il patrimonio edilizio, i collegamenti e i servizi. Molto più raramente si misura la sua capacità di rendere possibili relazioni umane non occasionali. Eppure l’esistenza di luoghi nei quali incontrarsi senza obbligo di consumo, di servizi raggiungibili a piedi o con il trasporto pubblico, di occasioni culturali accessibili e continuative influisce concretamente sulla qualità della vita. La connessione sociale non si costruisce per decreto; può però essere favorita oppure ostacolata dalle decisioni con cui organizziamo lo spazio e il tempo collettivo.

La Commissione dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla connessione sociale ha stimato, nel rapporto pubblicato nel 2025, che circa una persona su sei nel mondo sperimenta solitudine. Il dato non misura la qualità di una singola città e non autorizza a identificare automaticamente il vivere da soli con l’essere soli. Indica, tuttavia, la dimensione di un problema che l’OMS considera rilevante per la salute pubblica e per il benessere delle comunità. La solitudine rimane un’esperienza individuale; la possibilità di coltivare relazioni dipende anche dalle condizioni in cui si svolge la vita quotidiana.

La questione pubblica, allora, non consiste nel prescrivere alle persone quante relazioni debbano avere, ma nel chiedersi se la città permetta loro di sceglierle. Un quartiere privo di biblioteca, un autobus che cessa il servizio troppo presto, un centro civico aperto solo in orari incompatibili con il lavoro, un parco percepito come insicuro non sono semplici dettagli amministrativi: possono restringere le occasioni di partecipazione. La libertà di incontrarsi ha una geografia e un calendario.

Un quartiere dotato di piazze utilizzabili, biblioteche, parchi, associazioni e piccoli esercizi di prossimità offre condizioni diverse da un quartiere nel quale questi elementi mancano o risultano irraggiungibili. Per chi non guida, la distanza dai luoghi di incontro può trasformarsi in una restrizione quotidiana; per chi lavora in orari irregolari, un servizio aperto soltanto al mattino può essere di fatto inesistente. Il tema non è idealizzare la vita di quartiere, ma riconoscere che l’accessibilità dei luoghi condivisi è parte della loro funzione sociale.

Anche la dimensione digitale richiede una lettura non semplicistica. Le piattaforme possono conservare legami a distanza, facilitare comunità di interesse e offrire opportunità a persone con mobilità ridotta. Non ogni interazione online è una relazione superficiale, così come non ogni incontro fisico produce appartenenza. Il problema emerge quando la mediazione digitale diventa l’unica possibilità disponibile o quando gli spazi di prossimità scompaiono senza essere sostituiti. Una politica delle relazioni dovrebbe ampliare le possibilità di scelta, non opporre in modo schematico connessioni virtuali e incontri di persona.

L’invecchiamento della popolazione italiana rende queste domande particolarmente urgenti. Secondo i dati demografici dell’Istat, nel 2025 le persone di almeno sessantacinque anni rappresentavano circa il 24,7 per cento dei residenti. Ma l’età non determina di per sé una condizione di isolamento: ciò che conta, molto spesso, è l’incontro tra autonomia personale, disponibilità di reti familiari e amicali, accessibilità dei servizi e opportunità di partecipazione. Una società più anziana non ha bisogno soltanto di più assistenza sanitaria; ha bisogno anche di tempi e spazi pubblici nei quali la presenza delle persone continui a essere riconosciuta.

Le politiche della connessione sociale attraversano settori che le amministrazioni tendono a separare: cultura, trasporti, urbanistica, politiche abitative, scuola, sport e servizi sociali. Una biblioteca non è soltanto un deposito di libri: è uno spazio nel quale entrare senza dover acquistare qualcosa. Un teatro che sviluppa attività di comunità non offre soltanto spettacoli; rende possibile una continuità di partecipazione. Una panchina all’ombra non è la soluzione alla solitudine, ma può contribuire alla qualità di uno spazio nel quale sostare. Sono differenze minute che, sommate, modificano il grado di ospitalità civile di un territorio.

Occorre evitare due riduzioni opposte. La prima consiste nel considerare l’isolamento un difetto privato da correggere esclusivamente attraverso il comportamento individuale; la seconda nel credere che basti realizzare un centro sociale o un parco per generare automaticamente una comunità. Gli spazi richiedono cura, programmazione, accessibilità, gestione e ascolto. Le persone hanno bisogni e preferenze differenti; alcune desiderano reti intense, altre una socialità più discreta. La buona politica pubblica non impone un modello di vita associata: crea condizioni perché una pluralità di relazioni possa nascere e durare.

La connessione sociale potrebbe diventare una dimensione esplicita della valutazione delle politiche urbane: non soltanto quanti edifici o servizi sono stati realizzati, ma quanti sono raggiungibili, utilizzabili, aperti in orari adeguati e capaci di ospitare attività continuative. Le città hanno imparato a calcolare tempi di percorrenza, consumi energetici e dotazioni infrastrutturali. Dovrebbero imparare anche a interrogarsi sulla qualità degli ambienti che rendono possibile il vivere insieme. Non perché le relazioni possano essere prodotte amministrativamente, ma perché la loro possibilità non dovrebbe dipendere esclusivamente dal caso o dal reddito.

Fonti documentarie principali

Fotografia in evidenza: Spazio urbano di socialità sotto i portici di Piazza della Repubblica a Roma — Autore: Philip Mallis — Fonte: Wikimedia Commons (scheda originale) — Licenza: CC BY-SA 2.0 — Modifiche all’immagine originale: nessuna; eventuale ridimensionamento tecnico automatico di WordPress.

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.