L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

MORRICONE INCONTRA LA DANZA CONTEMPORANEA: IL SIGNIFICATO CULTURALE DI UNA TRASPOSIZIONE FRA LINGUAGGI ARTISTICI

Ennio Morricone al Festival di Cannes nel 2012; fotografia d’archivio, non dello spettacolo MORE.

L’appuntamento dell’11 ottobre al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme offre l’occasione per riflettere sul rapporto fra musica cinematografica e coreografia. Il valore dell’operazione non dipenderà dalla riconoscibilità delle melodie, ma dalla capacità di costruire una interpretazione scenica autonoma.

Ennio Morricone al Festival di Cannes nel 2012; fotografia d’archivio, non dello spettacolo MORE.
Ennio Morricone al Festival di Cannes nel 2012; fotografia d’archivio, non dello spettacolo MORE. Foto: Georges Biard. Fonte: Wikimedia Commons; licenza CC BY-SA 3.0

La musica di Ennio Morricone occupa una posizione particolare nella storia della cultura contemporanea e nella memoria collettiva del pubblico internazionale. Il compositore italiano ha contribuito a modificare profondamente il rapporto fra immagine cinematografica e linguaggio musicale, costruendo opere nelle quali la partitura non si limita ad accompagnare la narrazione ma partecipa direttamente alla formazione del significato, diventando essa stessa un elemento narrativo autonomo e non semplicemente un supporto emotivo alle immagini. Questa caratteristica rende il suo patrimonio particolarmente interessante per una trasposizione coreografica, poiché la musica di Morricone possiede già una qualità visiva e una capacità evocativa che la rendono disponibile a essere reinterpretata attraverso un linguaggio diverso da quello cinematografico.

L’11 ottobre, alle ore 18.30, il Teatro Grandinetti di Lamezia Terme ospita MORE – Movement Orchestra Resonance Evolution, spettacolo di danza contemporanea dedicato all’universo musicale di Morricone. La produzione, firmata da Create Danza e realizzata in collaborazione con Ramificazioni Festival e I Vacantusi, si inserisce nel programma di Vacantiandu Fest. Le coreografie sono di Filippo Stabile. L’appuntamento costituisce anche l’avvio della fase autunnale di Ramificazioni Festival 2026, manifestazione dedicata alla danza d’autore che coinvolge diversi centri calabresi e che si è affermata nel panorama regionale come uno dei principali appuntamenti dedicati alle nuove forme di espressione corporea.

Il progetto propone una questione artistica di particolare interesse che riguarda la natura stessa della trasposizione interartistica. Che cosa accade quando una composizione concepita in relazione al cinema viene trasferita in un linguaggio fondato sulla presenza fisica del corpo? La risposta non può essere ridotta alla semplice traduzione dei suoni in movimenti, poiché questa operazione, se condotta in modo meccanico, produrrebbe un risultato che rimane subordinato alla fonte musicale senza raggiungere una propria autonomia espressiva. La musica cinematografica possiede una relazione originaria con immagini, personaggi e situazioni narrative che la rende immediatamente evocativa per il pubblico. Le composizioni di Morricone evocano frequentemente, nella memoria dello spettatore, sequenze visive particolarmente riconoscibili che possono ostacolare la ricezione di una nuova interpretazione.

La loro utilizzazione in uno spettacolo coreografico introduce quindi una duplice dimensione che il coreografo deve gestire consapevolmente. Da una parte, il pubblico riconosce un patrimonio musicale già associato a determinate esperienze cinematografiche e porta con sé aspettative e ricordi che influenzano la percezione dello spettacolo. Dall’altra, la danza può modificare tali associazioni, costruendo significati differenti e offrendo una chiave di lettura nuova di musiche che il pubblico crede di conoscere. La trasposizione diventa artisticamente interessante quando non si limita a riprodurre la memoria dell’opera originaria ma deve poter generare una nuova interpretazione che aggiunga qualcosa alla comprensione della musica stessa.

Questo principio appartiene alla storia stessa delle arti performative. La danza ha frequentemente utilizzato composizioni musicali preesistenti, trasformandole attraverso il rapporto fra gesto, spazio e tempo. La storia della coreografia del Novecento offre numerosi esempi di opere nelle quali la musica è stata reinterpretata in modo radicale, producendo significati che il compositore non aveva necessariamente previsto. Ma l’utilizzazione di una partitura non garantisce automaticamente la qualità dell’elaborazione coreografica. Il problema consiste nel costruire una relazione organica fra struttura musicale e struttura del movimento, evitando sia la subordinazione del corpo alla musica sia la sua indifferenza rispetto ad essa.

Una coreografia può seguire il ritmo, ma può anche introdurre contrasti, sospensioni e relazioni inattese. Può valorizzare la continuità melodica oppure interrogare le tensioni interne della composizione, scegliendo di evidenziare gli aspetti che l’ascolto cinematografico tende a rendere meno percepibili. La musica di Morricone offre possibilità particolarmente ampie per un’operazione di questo tipo. La sua scrittura comprende materiali melodici di grande riconoscibilità, ma anche sperimentazioni timbriche, dissonanze, strutture ritmiche complesse e soluzioni che derivano dalla ricerca musicale del Novecento, dalla musica concreta all’elettronica, dall’uso esteso delle tecniche di registrazione alla collaborazione con musicisti di formazione classica e jazzistica. Ridurre Morricone alla dimensione sentimentale delle sue melodie più celebri significherebbe quindi impoverirne la complessità e misconoscerne la portata innovativa. Una lettura coreografica culturalmente significativa dovrebbe confrontarsi con questa pluralità, evitando di trasformare lo spettacolo in una celebrazione della notorietà del compositore e cercando invece di esplorare le dimensioni meno note della sua produzione.

Il titolo MORE richiama esplicitamente la possibilità di andare oltre la semplice evocazione del compositore, suggerendo un movimento di superamento che non nega la fonte ma la utilizza come punto di partenza per un’esperienza autonoma. L’effettiva riuscita di tale intenzione potrà essere valutata soltanto attraverso l’esperienza dello spettacolo e attraverso la capacità del pubblico di percepire la differenza tra l’ascolto cinematografico e l’esperienza coreografica. Prima della rappresentazione, è corretto distinguere gli obiettivi dichiarati dalla loro realizzazione artistica, evitando di attribuire a un progetto un valore che potrà essere riconosciuto solo nell’incontro effettivo fra musica, corpo e spazio scenico.

La programmazione di Ramificazioni Festival introduce inoltre una questione relativa alla produzione culturale calabrese e alle condizioni necessarie per il suo sviluppo. La danza contemporanea richiede condizioni organizzative differenti da quelle di una semplice successione di spettacoli. Occorrono continuità produttiva, formazione, relazioni fra compagnie e possibilità di circolazione delle opere. Un festival non può limitarsi a presentare spettacoli già realizzati altrove: deve poter sostenere la produzione locale, creare occasioni di incontro fra artisti e pubblico, costruire un contesto nel quale la ricerca coreografica possa svilupparsi nel tempo. Il festival, nato nel 2017, propone una rete che coinvolge teatri e spazi culturali di Lamezia Terme, Cosenza, Filadelfia e Polistena, costruendo una geografia culturale che supera la dimensione del singolo centro urbano e che può contribuire a creare un pubblico più ampio e più preparato.

L’edizione 2026 sviluppa il tema Kairos – Il tempo dell’accadere, richiamando il concetto greco del momento opportuno, distinto dalla successione cronologica del tempo. La scelta possiede una relazione significativa con la natura della danza. A differenza di un’opera conservata attraverso un supporto materiale stabile, la rappresentazione coreografica si realizza nella presenza temporanea dei corpi. La sua identità dipende dall’incontro fra interpreti, spazio scenico e pubblico, e questa condizione di irripetibilità costituisce una delle caratteristiche fondamentali dell’esperienza performativa. Ogni esecuzione costituisce un evento irripetibile nella propria concretezza, anche quando la coreografia è identica, perché le condizioni della sua realizzazione – la qualità dell’attenzione, la relazione fra i corpi, la risposta del pubblico – sono sempre differenti.

Il riferimento al kairos permette quindi di interrogare la natura stessa dell’esperienza performativa e di collocarla in una prospettiva filosofica che supera la semplice dimensione spettacolare. Il tempo non è soltanto una misura esterna dell’azione: diventa materia dell’opera, elemento costitutivo della sua struttura e del suo significato. La danza, più di ogni altra forma d’arte, rende visibile il tempo nella sua dimensione qualitativa, nella sua capacità di essere intenso o disteso, pieno o vuoto, accelerato o sospeso.

La presenza di un festival dedicato alla danza contemporanea in Calabria assume inoltre un valore territoriale che trascende la dimensione artistica. La possibilità di sviluppare produzioni artistiche e di inserirle in circuiti di distribuzione più ampi può contribuire alla crescita delle competenze professionali locali e alla formazione di un pubblico che possieda gli strumenti per apprezzare le forme contemporanee della danza. Ma la sostenibilità di queste iniziative dipende dalla continuità delle condizioni organizzative e dal sostegno istituzionale. Un territorio non costruisce una propria identità culturale attraverso la sola presenza episodica di eventi: ha bisogno di istituzioni, operatori e relazioni capaci di mantenere nel tempo una attività artistica e di costruire una memoria culturale condivisa.

L’appuntamento del Grandinetti si colloca precisamente in questa prospettiva. La sua importanza non consiste soltanto nella possibilità di ascoltare musiche celebri attraverso una forma spettacolare differente. Riguarda la capacità di mettere in relazione patrimonio musicale, ricerca coreografica e produzione territoriale, costruendo un ponte fra la storia culturale del Paese e le possibilità creative del presente. Morricone appartiene ormai alla memoria culturale internazionale e la danza può contribuire a mantenerne viva la conoscenza, purché non si limiti a celebrarne la notorietà. La vera fedeltà a un patrimonio artistico non consiste necessariamente nella sua ripetizione: può consistere nella capacità di interrogarlo attraverso linguaggi nuovi, di scoprire in esso possibilità che non erano state ancora esplorate, di trasformare la memoria in esperienza viva.

Fonti di riferimento

RaiNews TGR Calabria, 10 ottobre 2026

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.

Crediti fotografici: Georges Biard. Fonte: Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0. Fotografia utilizzata senza modifiche.