L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LE GREEN COMMUNITIES CALABRESI E LA GOVERNANCE MULTILIVELLO DELLE AREE MONTANE: OLTRE L’APPROCCIO COMPENSATIVO VERSO UNA POLITICA TERRITORIALE INTEGRATA

Panorama del Lago Arvo nel Parco nazionale della Sila, Calabria

La pubblicazione del nuovo bando regionale destinato alle Green Communities calabresi — adottato con decreto dirigenziale del 5 ottobre 2026, con una dotazione di 4,6 milioni di euro provenienti dal Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT) — rappresenta un intervento che, pur nella sua contenuta entità finanziaria, si inserisce in un quadro teorico e politico di rilievo significativo. Esso consente di interrogare la capacità delle politiche pubbliche di superare l'approccio compensativo — fondato sull'allocazione di risorse a fronte di uno svantaggio strutturale — e di orientarsi verso una logica di governance territoriale integrata, nella quale la cooperazione intercomunale non sia un requisito formale di accesso al finanziamento, ma il prodotto di una costruzione istituzionale deliberata e sostenibile nel tempo.

La montagna calabrese — che comprende i massicci del Pollino, della Sila, dell'Aspromonte e delle Serre, con una superficie complessiva che rappresenta oltre il 40 per cento del territorio regionale — costituisce uno dei patrimoni ambientali e paesaggistici più rilevanti del Mezzogiorno italiano. Essa ospita ecosistemi di pregio, risorse idriche strategiche, foreste di estensione significativa e una biodiversità che include specie endemiche di interesse comunitario. Al tempo stesso, la montagna calabrese è il contesto nel quale si manifestano con maggiore intensità i processi di spopolamento, invecchiamento demografico, riduzione dei servizi essenziali e fragilità infrastrutturale che caratterizzano le aree interne del Paese. La Strategia Nazionale per le Aree Interne, avviata nel 2014, ha introdotto una cornice concettuale che riconosce la specificità di questi territori e la necessità di approcci differenziati rispetto alle politiche ordinarie. Tuttavia, la sua attuazione ha rivelato limiti significativi, legati alla frammentazione amministrativa, alla carenza di capacità progettuale nei piccoli enti e alla difficoltà di costruire aggregazioni stabili che sopravvivano alla conclusione dei singoli progetti.

Il bando sulle Green Communities si colloca in questa traiettoria, ma introduce un elemento distintivo: la richiesta di aggregazioni di almeno cinque Comuni montani territorialmente contigui, chiamati a elaborare strategie integrate che comprendano, fra gli altri ambiti, la gestione forestale, le risorse idriche, l'energia da fonti rinnovabili, la mobilità, l'agricoltura e il turismo sostenibile. I contributi previsti sono compresi fra 800.000 e 2.000.000 di euro per ciascuna aggregazione, con una copertura che può raggiungere il 100 per cento delle spese ammissibili. Il termine per la presentazione delle candidature è fissato al 10 novembre 2026.

Dal punto di vista dell'analisi delle politiche pubbliche, la condizione dell'aggregazione intercomunale risponde a una logica di efficiency through cooperation: la condivisione di risorse progettuali, competenze tecniche e capacità gestionali consente di superare i vincoli dimensionali che affliggono i piccoli Comuni. La letteratura sulla governance multilivello — da Marks a Bache — ha ampiamente documentato come la frammentazione della responsabilità amministrativa su scala sub-comunale produca esternalità negative, duplicazioni e incapacità di affrontare problemi che trascendono i confini giurisdizionali. Un bacino idrografico, una dorsale forestale, una rete escursionistica o una filiera agroalimentare non coincidono con i confini comunali; la loro gestione richiede forme di coordinamento che il sistema amministrativo italiano fatica a produrre spontaneamente.

Tuttavia, la cooperazione intercomunale non è un dato naturale né un effetto automatico dell'accesso a un finanziamento. Essa richiede una costruzione istituzionale che implica: l'individuazione di obiettivi condivisi fra soggetti con storie amministrative, culture politiche e interessi potenzialmente divergenti; la distribuzione di responsabilità e risorse in modo percepito come equo; la definizione di strumenti di gestione — forme associative, uffici comuni, protocolli operativi — capaci di funzionare anche in assenza di un incentivo finanziario esterno. Un'aggregazione costruita esclusivamente per partecipare a un bando rischia di dissolversi alla conclusione del progetto, lasciando dietro di sé un'infrastruttura formale priva di sostanza operativa.

La questione assume particolare acutezza in Calabria, dove la maggior parte dei Comuni montani possiede una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e dispone di strutture tecniche — uffici tecnici, servizi finanziari, unità di progettazione — estremamente ridotte, quando non assenti. La progettazione di interventi complessi richiede competenze in ambito ambientale, ingegneristico, economico-finanziario, giuridico-amministrativo e valutativo che non sono disponibili all'interno dei singoli enti. La condivisione di queste competenze attraverso forme associative rappresenta una condizione necessaria, ma non sufficiente: occorre che la condivisione sia accompagnata da una visione strategica di lungo periodo che trascenda la logica del singolo intervento.

Un elemento di rilievo riguarda il rapporto fra montagna e aree urbane. Le aree montane forniscono servizi ecosistemici — regolazione idrologica, sequestro di carbonio, conservazione della biodiversità, stabilizzazione dei versanti — i cui benefici si estendono ben oltre i confini amministrativi dei territori che li producono. La conservazione dei boschi della Sila contribuisce alla protezione del suolo e alla regolazione del ciclo idrologico per l'intera regione. La gestione dei bacini idrografici montani incide sulla disponibilità idrica delle aree di pianura e costiere. Questi benefici raramente vengono internalizzati nei tradizionali indicatori economici e nelle decisioni di bilancio. La conseguenza è una rappresentazione della montagna come territorio passivo, bisognoso di assistenza, anziché come produttore attivo di valore pubblico. Una prospettiva differente — che la letteratura sull'economia ecologica e sui payments for ecosystem services ha contribuito a sviluppare — dovrebbe riconoscere il ruolo produttivo, ambientale e sociale delle aree montane e costruire meccanismi di compensazione e riconoscimento che rendano visibile questo contributo.

Le Green Communities possono contribuire a questa trasformazione se riescono a costruire economie fondate sulla gestione sostenibile delle risorse. La sostenibilità, tuttavia, non coincide con l'assenza di attività economica. Essa implica l'individuazione di forme di produzione compatibili con la capacità di carico degli ecosistemi e con la loro capacità di mantenere nel tempo le proprie funzioni. La gestione forestale, per esempio, può comprendere attività produttive — prelievo legnoso, produzione di biomassa, trasformazione locale — purché organizzate secondo criteri selvicolturali scientificamente fondati e accompagnate da interventi di manutenzione e prevenzione del dissesto. Le energie rinnovabili possono contribuire all'autonomia energetica territoriale, ma richiedono una valutazione attenta degli effetti paesaggistici e ambientali, come le controversie calabresi sugli impianti eolici dimostrano. Il turismo può generare reddito e occupazione, ma non deve trasformare i territori in spazi destinati esclusivamente al consumo temporaneo dei visitatori, con conseguente espulsione delle funzioni residenziali e produttive ordinarie.

La presenza di comunità residenti costituisce una condizione fondamentale. Una montagna senza abitanti perde progressivamente le competenze locali — conoscenze ecologiche, capacità di manutenzione, presidio del territorio — necessarie alla propria gestione. Il contrasto allo spopolamento non può essere affidato esclusivamente alla valorizzazione turistica; richiede servizi sanitari accessibili, istruzione di qualità, collegamenti efficienti, connettività digitale e opportunità occupazionali non stagionali.

Il precedente della procedura regionale precedente — che non aveva prodotto l'ammissione delle candidature presentate a causa di carenze documentali e del mancato possesso di alcuni requisiti — rende particolarmente importante l'accompagnamento tecnico delle amministrazioni nella preparazione dei nuovi progetti. La qualità di una politica pubblica non dipende soltanto dalla correttezza delle sue finalità, ma dalla possibilità concreta che i destinatari siano in grado di utilizzarla. L'accessibilità procedurale di un bando — la chiarezza dei criteri, la proporzionalità dei requisiti, la disponibilità di assistenza — costituisce una dimensione di equità che non può essere trascurata.

Il risultato più significativo del bando non sarà necessariamente il numero degli interventi finanziati, ma la possibilità di costruire aggregazioni territoriali capaci di continuare a cooperare dopo la conclusione del finanziamento. La montagna calabrese non ha bisogno soltanto di nuovi progetti; ha bisogno di istituzioni e comunità capaci di riconoscersi come parti di un medesimo sistema territoriale e di un medesimo destino.

Foto d’archivio: Lago Arvo, Parco nazionale della Sila – Ugo Leonetti / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0. Foto non modificata; eventuale adattamento tecnico automatico per il web.

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