L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

IL CAMMINO BASILIANO E LA NUOVA GEOGRAFIA DEL TURISMO CALABRESE: LA POSSIBILITÀ DI COSTRUIRE SVILUPPO ATTRAVERSO LA LENTEZZA

Lago Arvo, Parco nazionale della Sila; immagine di contesto, non identificata come tratto del Cammino Basiliano.

Il riconoscimento dei cammini come infrastrutture culturali e territoriali apre nuove prospettive per le aree interne. Ma la trasformazione degli itinerari in opportunità economiche richiede servizi, manutenzione e una organizzazione capace di coinvolgere stabilmente le comunità.

Lago Arvo, Parco nazionale della Sila; immagine di contesto, non identificata come tratto del Cammino Basiliano.
Lago Arvo, Parco nazionale della Sila; immagine di contesto, non identificata come tratto del Cammino Basiliano. Foto: Ugo Leonetti (Sundowner1919). Fonte: Wikimedia Commons; licenza CC BY-SA 4.0

Il turismo contemporaneo sta conoscendo una progressiva diversificazione delle motivazioni e delle modalità di viaggio. Accanto alle forme tradizionali di soggiorno costiero e urbano, acquistano crescente attenzione esperienze fondate sulla conoscenza lenta del territorio, sull’escursionismo e sulla relazione diretta con le comunità locali. In questa prospettiva, i cammini rappresentano una delle forme più interessanti di turismo culturale e sostenibile, poiché permettono di costruire una relazione fra visitatore e territorio che supera la logica del consumo turistico e si avvicina a quella dell’esperienza conoscitiva.

La Calabria possiede caratteristiche geografiche e storiche che permettono di sviluppare itinerari capaci di collegare ambienti naturali, piccoli centri abitati e testimonianze del patrimonio religioso e culturale. Il Cammino Basiliano costituisce uno degli esempi più significativi di questa possibilità. Il percorso si sviluppa attraverso numerose tappe che attraversano la regione, collegando aree del Pollino, della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte, costruendo una traversata che attraversa l’intera diversità paesaggistica e culturale calabrese. L’itinerario comprende circa millecinquecento chilometri e ottantatré tappe, secondo le informazioni diffuse dall’associazione promotrice. Nel gennaio 2026 il percorso risultava inserito nel catalogo dei cammini religiosi italiani del Ministero del Turismo, un riconoscimento che attesta la rilevanza dell’iniziativa e che può contribuire a rafforzarne la visibilità presso il pubblico potenziale.

Il significato dell’iniziativa supera la dimensione escursionistica e investe la possibilità di ripensare la geografia turistica calabrese. Un cammino permette di costruire una relazione fra luoghi che normalmente vengono considerati separatamente, creando una continuità che supera la frammentazione della percezione territoriale. I piccoli centri attraversati dal percorso possono diventare componenti di un sistema territoriale più ampio, acquisendo una visibilità che singolarmente non riuscirebbero a raggiungere. La continuità dell’itinerario permette di superare una rappresentazione del turismo fondata esclusivamente sulla destinazione: il viaggio diventa esso stesso esperienza, e la conoscenza del paesaggio si sviluppa attraverso la successione delle tappe.

Questa trasformazione modifica il rapporto fra visitatore e territorio. Nel turismo tradizionale, una parte importante dell’esperienza si concentra frequentemente sul luogo di arrivo, sul punto di interesse che giustifica il viaggio. Nel turismo dei cammini, invece, il percorso assume una funzione centrale: le distanze vengono percepite attraverso il movimento fisico, la relazione con i luoghi diventa progressiva e stratificata, e il visitatore sviluppa una conoscenza che il turismo di massa non può produrre. Questa modalità di viaggio può contribuire a valorizzare territori che difficilmente riescono ad attrarre grandi flussi turistici attraverso modelli convenzionali, distribuendo i benefici economici lungo l’intero percorso anziché concentrarli in pochi punti di attrazione.

Ma la presenza di un itinerario non garantisce automaticamente benefici economici. Occorre costruire servizi: le persone che percorrono un cammino hanno bisogno di informazioni affidabili, segnaletica, possibilità di pernottamento e accesso ai servizi essenziali. La manutenzione dei percorsi rappresenta una condizione fondamentale: un itinerario può possedere grande valore paesaggistico e culturale, ma risultare difficilmente utilizzabile quando mancano informazioni aggiornate sulle condizioni dei sentieri o quando la segnaletica risulta assente o danneggiata. La sicurezza deve quindi essere considerata una componente dell’offerta turistica e non un elemento separato dalla sua qualità.

Occorre inoltre costruire una relazione stabile con le comunità. Il turismo lento può favorire piccole attività ricettive, servizi di ristorazione e produzioni locali, creando una rete economica distribuita che può contribuire a sostenere l’economia di territori che altrimenti resterebbero ai margini dei flussi turistici convenzionali. Ma questi benefici dipendono dalla capacità di organizzare una rete economica coerente, nella quale le diverse componenti siano collegate da una strategia condivisa e da standard qualitativi riconoscibili. Un visitatore che attraversa rapidamente un centro abitato senza utilizzare servizi produce effetti limitati sulla economia locale. La presenza di strutture adeguate, di una offerta ricettiva diffusa e di servizi di ristorazione accessibili può invece contribuire a distribuire la spesa lungo il percorso e a creare una relazione economica stabile fra il cammino e i territori attraversati.

Il problema riguarda anche la stagionalità, una questione strutturale che caratterizza il turismo calabrese e che ne limita la capacità di produrre reddito stabile nel corso dell’intero anno. La Calabria continua a presentare una forte concentrazione dei flussi turistici durante i mesi estivi, con una conseguente pressione sulle infrastrutture costiere e una sottoutilizzazione delle risorse interne durante il resto dell’anno. I cammini possono contribuire a diversificare le motivazioni di viaggio e a valorizzare periodi differenti dell’anno, poiché la primavera e l’autunno possono offrire condizioni favorevoli per determinate attività escursionistiche, pur richiedendo sempre una valutazione delle condizioni meteorologiche e della sicurezza dei percorsi. La destagionalizzazione rappresenta un obiettivo esplicitamente richiamato anche dalle politiche regionali: nel corso del 2026 la Regione Calabria ha promosso misure destinate a sostenere il turismo in ingresso e la costruzione di programmi di viaggio organizzati nei periodi di minore affluenza, riconoscendo che la concentrazione estiva dei flussi produce effetti economicamente inefficienti e ambientalmente insostenibili.

La questione fondamentale consiste nel collegare queste iniziative a una strategia territoriale che superi la frammentazione degli interventi e costruisca una visione complessiva dello sviluppo turistico regionale. Un cammino non dovrebbe essere interpretato soltanto come un prodotto turistico da commercializzare: può diventare una infrastruttura culturale, un dispositivo attraverso il quale collegare patrimonio religioso, paesaggio, memoria storica e attività economiche in un sistema integrato che produce benefici che trascendono la dimensione strettamente turistica. La sua presenza può contribuire a rafforzare l’identità dei luoghi attraversati, a stimolare la manutenzione del territorio e a creare occasioni di incontro fra residenti e visitatori che possono produrre scambi culturali significativi.

Ma la sostenibilità dipende dalla capacità di mantenere nel tempo le condizioni necessarie alla sua utilizzazione. Occorre evitare che la valorizzazione turistica trasformi le comunità locali in semplici elementi scenografici di un’esperienza altrui. I piccoli centri non esistono esclusivamente per essere visitati: sono luoghi abitati, nei quali le persone hanno bisogno di servizi, opportunità lavorative e condizioni adeguate di vita. Una politica turistica sostenibile dovrebbe contribuire al miglioramento di queste condizioni, non alla loro mercificazione. La presenza di visitatori può sostenere alcune attività economiche, ma non dovrebbe sostituire la costruzione di una economia locale che possieda una propria autonomia e una propria vitalità.

La manutenzione dei sentieri può contribuire alla conoscenza e alla cura del territorio, creando una relazione fra comunità e ambiente che va oltre la logica dello sfruttamento economico. La presenza di visitatori può sostenere alcune attività economiche, ma non dovrebbe essere considerata l’unica ragione per la quale un territorio merita attenzione e investimento. La conservazione del patrimonio culturale può rafforzare il rapporto delle comunità con la propria storia, ma non dovrebbe essere ridotta a una funzione strumentale rispetto all’attrazione turistica. Nessuno di questi risultati è automatico: richiede capacità organizzativa, visione strategica e continuità degli investimenti.

Il Cammino Basiliano rappresenta dunque una opportunità per ripensare la geografia turistica calabrese e per costruire una relazione diversa fra costa e interno, fra turismo balneare e turismo culturale, fra concentrazione e distribuzione. La regione non deve necessariamente contrapporre turismo costiero e turismo interno: può costruire relazioni fra esperienze differenti, creando un sistema nel quale le diverse forme di turismo si integrino reciprocamente e si rafforzino a vicenda. Il valore della lentezza non consiste semplicemente nel percorrere distanze a piedi: consiste nella possibilità di conoscere il territorio attraverso una relazione meno superficiale, nella quale il visitatore diventa temporaneamente parte del paesaggio che attraversa e ne comprende le dinamiche, le fragilità e le risorse.

Il turismo può diventare una forma di esperienza culturale, un modo di conoscere il mondo attraverso il corpo e attraverso la relazione diretta con i luoghi e le persone. Ma perché questa possibilità produca sviluppo occorre trasformare gli itinerari in sistemi territoriali organizzati, nei quali le diverse componenti – ricettività, ristorazione, servizi, manutenzione, promozione – funzionino in modo coordinato e sostenibile. La Calabria possiede le risorse naturali, culturali e umane per farlo. La sfida consiste nel costruire le condizioni affinché tali risorse diventino opportunità stabili per le comunità, superando la logica dell’evento occasionale e costruendo una infrastruttura permanente dell’accoglienza e della conoscenza.

Fonti di riferimento

Regione Calabria, scheda del Cammino Basiliano; Cammino Basiliano, sito ufficiale

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.

Crediti fotografici: Ugo Leonetti (Sundowner1919). Fonte: Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0. Fotografia utilizzata senza modifiche.