L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

La biblioteca come istituzione della libertà: perché una comunità ha bisogno di luoghi pubblici della conoscenza

Sala lettura Grazia Deledda della Biblioteca Metropolitana Emilio Lussu, Cagliari

La qualità culturale di una società non può essere misurata esclusivamente attraverso il numero delle pubblicazioni disponibili, la quantità delle informazioni prodotte o la capillarità della diffusione delle tecnologie digitali. Una comunità può disporre di un patrimonio informativo immenso, accessibile in teoria a chiunque disponga di una connessione, e offrire nondimeno opportunità assai limitate di accesso effettivo alla conoscenza. La differenza, spesso invisibile a chi ragiona in termini puramente quantitativi, riguarda le condizioni concrete attraverso le quali l’informazione si trasforma in comprensione, in studio, in confronto critico e in formazione personale. In questa prospettiva, la biblioteca pubblica conserva un significato che trascende in misura considerevole la sua funzione tradizionale di raccolta e conservazione dei libri, e che merita di essere ripensato con strumenti concettuali adeguati alla complessità del presente.

Il Manifesto IFLA-UNESCO sulle biblioteche pubbliche, nella sua versione aggiornata del 2022, riconosce la biblioteca come istituzione essenziale per l’educazione, la cultura e l’informazione, sottolineandone il ruolo nella costruzione di società fondate sulla conoscenza e sulla partecipazione. Questo principio, apparentemente condivisibile e quasi ovvio, merita in realtà di essere sviluppato in una prospettiva più ampia e meno celebrativa. La biblioteca rappresenta, nell’ordinamento attuale delle città, uno dei pochissimi luoghi nei quali una persona può entrare senza essere necessariamente un consumatore, un cliente o il destinatario di una prestazione commerciale. Il suo valore civile risiede in larga misura proprio in questa particolare condizione di accessibilità, che la sottrae alla logica dominante della monetizzazione dell’esperienza. In una società nella quale un numero crescente di attività collettive è mediato dal mercato, l’esistenza di spazi pubblici destinati allo studio, alla lettura e alla riflessione costituisce una forma concreta, e non meramente simbolica, di riconoscimento dell’uguaglianza dei cittadini.

Tale principio non implica affatto che tutti i frequentatori di una biblioteca possiedano le medesime competenze o condividano gli stessi interessi. Esso significa piuttosto che l’accesso a una parte fondamentale del patrimonio culturale non deve dipendere esclusivamente dalla disponibilità economica individuale. La biblioteca consente inoltre di riconoscere e di praticare una distinzione concettuale essenziale, quella tra informazione e conoscenza. L’informazione può essere ricevuta rapidamente, spesso senza alcuno sforzo; la conoscenza richiede invece tempo, confronto, verifica e la capacità di collegare elementi apparentemente distanti. La disponibilità immediata di un contenuto non coincide affatto con la sua comprensione, e l’abbondanza informativa dei nostri anni rischia paradossalmente di ostacolare, anziché favorire, la formazione di una reale cultura personale. Per questa ragione la biblioteca dovrebbe essere concepita come un ambiente educativo nel quale la presenza fisica dei libri si accompagni a servizi di orientamento, ad attività formative, a strumenti digitali e ad occasioni di incontro e di discussione.

In tale prospettiva il bibliotecario non è più riducibile al ruolo tradizionale di custode di un patrimonio documentario. Egli è, piuttosto, un professionista della mediazione culturale, capace di aiutare le persone a individuare informazioni affidabili in un ecosistema informativo sempre più affollato e insidioso, e a sviluppare percorsi autonomi di apprendimento. Una biblioteca moderna dovrebbe inoltre saper riconoscere la pluralità effettiva dei bisogni sociali. Per uno studente essa può rappresentare uno spazio prezioso di concentrazione; per una persona anziana, un luogo di partecipazione culturale e di contrasto alla solitudine; per un cittadino straniero, un ambiente di apprendimento linguistico e di integrazione; per un ricercatore, un punto di accesso a documenti e a strumenti specialistici. La medesima istituzione può dunque svolgere funzioni assai differenti senza per questo perdere la propria identità profonda, che risiede nella gratuità, nell’accessibilità e nell’attenzione verso chi ha maggiore bisogno di strumenti per orientarsi.

Esiste infine una dimensione urbana del problema che conviene non trascurare. Le biblioteche contribuiscono in modo significativo alla qualità dello spazio pubblico. La loro presenza nei quartieri, nei centri storici e nelle aree periferiche può favorire relazioni sociali che difficilmente si svilupperebbero attraverso servizi esclusivamente digitali, i quali tendono a isolare gli utenti nelle rispettive abitazioni anziché a metterli in contatto. Il valore di questi luoghi non dovrebbe essere valutato soltanto mediante indicatori quantitativi come il numero dei prestiti o degli ingressi, che misurano l’attività ma non l’impatto sociale. Occorrerebbe considerare anche la loro capacità di ridurre l’isolamento culturale, di sostenere la formazione permanente, di promuovere la lettura e di rendere accessibili opportunità che altrimenti resterebbero concentrate in pochi e privilegiati ambienti sociali.

La biblioteca pubblica costituisce, in definitiva, una forma concreta e tangibile di investimento nella libertà individuale. Una persona è tanto più libera quanto maggiori sono le possibilità reali di comprendere il mondo che abita, di interpretare criticamente le informazioni che le vengono sottoposte e di sviluppare autonomamente il proprio pensiero. Per questo motivo la biblioteca non dovrebbe essere considerata una struttura culturale accessoria, da sostenere con generosità nei tempi di vacche grasse e da sacrificare per primi nei tempi di vacche magre. Essa appartiene, a pieno titolo, alle istituzioni attraverso le quali una comunità riconosce e pratica il valore pubblico della conoscenza. Difendere e rinnovare le biblioteche significa dunque affermare, nella concretezza dei fatti e non soltanto nella retorica dei documenti, un principio civile fondamentale: il sapere non è soltanto una risorsa economica da valorizzare, ma una condizione irrinunciabile della dignità e della libertà umana.


L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.

Crediti fotografici: FrancescoDsgs. Fonte: Wikimedia Commons — fotografia originale. Licenza: CC BY-SA 4.0. Nessuna modifica editoriale alla fotografia originale.