L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LA BIBLIOTECA ORESTE BORRELLO E LA COSTRUZIONE DELLA MEMORIA CIVICA: IL PATRIMONIO LIBRARIO COME RISORSA STRATEGICA PER LAMEZIA TERME

La storia delle istituzioni culturali di una città permette di comprendere aspetti della sua identità che difficilmente emergono attraverso l’osservazione delle trasformazioni urbanistiche o amministrative. Biblioteche, archivi, raccolte documentarie e istituzioni educative costituiscono luoghi nei quali la memoria collettiva viene organizzata, conservata e resa disponibile alle generazioni successive. La loro importanza non dipende esclusivamente dal valore materiale dei documenti custoditi, ma dalla capacità di trasformare tali documenti in strumenti di conoscenza attiva, capaci di alimentare la ricerca, la formazione e la partecipazione civile.

Lamezia Terme possiede, sotto questo profilo, un patrimonio di particolare interesse. La Biblioteca comunale Oreste Borrello, ospitata nel Palazzo Nicotera-Severisio nel centro storico di Nicastro, affonda le proprie origini nel 1897. Secondo la documentazione ufficiale del Comune, la sua costituzione avvenne attraverso l’acquisizione dei fondi librari provenienti dai conventi dei Domenicani e dei Cappuccini. Il patrimonio bibliografico, successivamente ampliato nel corso di oltre un secolo di accrescimento, comprende circa venticinquemila volumi e una sezione specificamente dedicata alla Calabria e alla città. Nel 2015 la biblioteca è stata intitolata al professor Oreste Borrello, figura di riferimento della cultura locale.

Questi elementi consentono di collocare l’istituzione in una prospettiva storica che precede ampiamente la configurazione amministrativa contemporanea di Lamezia Terme. La biblioteca testimonia la continuità di una tradizione culturale sviluppatasi nel territorio nicastrese e successivamente confluita nel patrimonio della città unificata. La sua origine, legata anche alla conservazione di raccolte conventuali, richiama un passaggio significativo della storia delle istituzioni culturali italiane: il progressivo trasferimento di patrimoni librari da contesti religiosi a strutture pubbliche destinate alla consultazione e alla formazione.

Non si tratta semplicemente di una modificazione della proprietà dei libri. Si tratta di una trasformazione del loro significato sociale. Il patrimonio bibliografico, originariamente organizzato secondo finalità proprie delle comunità religiose — la meditazione, la predicazione, la formazione teologica — diventa parte di una struttura pubblica attraverso la quale la conoscenza può essere condivisa da una comunità più ampia e differenziata. Questa trasformazione, compiutasi nel corso dell’Ottocento in gran parte d’Italia, rappresenta una delle condizioni di possibilità della cultura moderna.

La funzione della biblioteca assume oggi una rilevanza particolare in un contesto nel quale la crescente disponibilità di informazioni digitali potrebbe indurre a considerarla un’istituzione destinata a perdere centralità. Una simile interpretazione confonde tuttavia l’accesso all’informazione con la costruzione della conoscenza. La possibilità di reperire rapidamente un documento non coincide con la capacità di comprenderlo, verificarne l’attendibilità, collocarlo nel proprio contesto storico e utilizzarlo criticamente. La biblioteca conserva dunque una funzione che non può essere sostituita dalla semplice disponibilità di contenuti in rete: quella della mediazione culturale qualificata.

Per Lamezia Terme, tale funzione potrebbe assumere una dimensione particolarmente significativa attraverso la valorizzazione della documentazione relativa alla storia locale. Le vicende dei centri storici, le trasformazioni economiche della Piana, la storia delle istituzioni scolastiche, delle associazioni culturali, delle attività produttive e delle comunità religiose costituiscono altrettanti ambiti nei quali la ricerca documentaria può contribuire a ricostruire una memoria urbana articolata e stratificata.

Il problema non consiste soltanto nel conservare ciò che è già presente nelle raccolte pubbliche. Consiste anche nell’individuare, catalogare e rendere conoscibile la documentazione dispersa in archivi familiari, raccolte associative e fondi privati. Una politica culturale orientata alla memoria dovrebbe favorire la collaborazione tra biblioteca, scuole, università, studiosi, associazioni e cittadini. La digitalizzazione dei materiali, quando compatibile con le condizioni di conservazione, potrebbe ampliare le possibilità di consultazione, ma non dovrebbe diventare un obiettivo autosufficiente. Un documento riprodotto digitalmente conserva pienamente il proprio valore conoscitivo soltanto quando è accompagnato da informazioni affidabili sulla provenienza, sulla datazione, sul contenuto e sul contesto storico.

La Biblioteca Oreste Borrello potrebbe rappresentare uno dei riferimenti di una più ampia politica cittadina della conoscenza: non soltanto luogo di studio individuale, ma spazio di ricerca sulla storia urbana, centro di educazione documentaria, punto di incontro tra generazioni e laboratorio permanente di elaborazione culturale. Una città non costruisce la propria identità esclusivamente attraverso nuove infrastrutture. La costruisce anche attraverso la capacità di riconoscere, ordinare e trasmettere la propria esperienza storica.

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.

Crediti fotografici: Leutha — Dorsi di libri in biblioteca (immagine illustrativa; non è la Biblioteca Oreste Borrello). Fonte: Wikimedia Commons, fotografia originale. Licenza: CC BY-SA 4.0. Modifiche: nessun ritaglio.