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L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LA DEMOCRAZIA DEI NON ANCORA NATI: RESPONSABILITÀ INTERGENERAZIONALE, LIMITI TEMPORALI DELLA RAPPRESENTANZA E GIUSTIZIA TRA GENERAZIONI

Ogni ordinamento democratico si fonda sul principio secondo il quale il potere politico deve trovare la propria legittimazione nella volontà dei cittadini che partecipano ai processi decisionali attraverso il meccanismo della rappresentanza. Questo principio, elaborato nella teoria politica moderna a partire dal contrattualismo del XVII e XVIII secolo e progressivamente esteso attraverso l’allargamento del suffragio, presuppone una coincidenza temporale tra i soggetti che assumono la decisione e i soggetti che ne subiscono gli effetti. È precisamente questa coincidenza che la struttura temporale di numerose decisioni pubbliche contemporanee mette in discussione.

Una legge finanziaria che determina l’accumulo di debito pubblico, una scelta in materia di politica energetica, una decisione sulla conservazione di un ecosistema, un investimento in infrastrutture destinate a durare decenni producono conseguenze che eccedono il ciclo politico entro il quale vengono assunte. I soggetti che subiranno tali conseguenze — le generazioni future — non possono partecipare ai processi attraverso i quali la decisione viene presa, non possono esprimere il proprio consenso né il proprio dissenso, non possono far valere i propri interessi nel momento in cui il destino delle loro condizioni di vita viene determinato.

Ne deriva un’asimmetria strutturale tra il tempo della decisione e il tempo delle sue conseguenze, tra l’orizzonte temporale della legittimazione democratica e l’orizzonte temporale degli effetti prodotti. Le istituzioni democratiche operano prevalentemente attraverso cicli politici relativamente brevi — legislativi di quattro o cinque anni, di governi spesso più brevi, di campagne elettorali che orientano l’attenzione verso risultati verificabili entro il mandato. I problemi strutturali — il debito, il clima, la perdita di biodiversità, l’erosione del capitale istituzionale — richiedono invece continuità, investimenti e responsabilità che oltrepassano tali cicli.

Questa tensione non costituisce una semplice difficoltà organizzativa o un problema di miopia politica individuale. Riguarda il fondamento stesso della giustizia politica e la coerenza interna del principio democratico. Se la legittimità di una decisione deriva dal consenso di coloro che ne sono vincolati, e se una decisione vincola soggetti che non hanno potuto esprimere il proprio consenso, la legittimità di quella decisione risulta strutturalmente incompleta.

Nel settembre 2024 le Nazioni Unite hanno adottato, nell’ambito del Patto per il futuro, una Dichiarazione sulle generazioni future. Il documento riconosce esplicitamente che le decisioni e le omissioni delle generazioni presenti possono produrre effetti su quelle che erediteranno il pianeta, e impegna gli Stati a valutare le conseguenze di lungo termine delle proprie politiche. Il significato filosofico di questo riconoscimento è considerevole, giacché segna il passaggio da una concezione della responsabilità morale limitata alla comunità dei contemporanei a una concezione che include i soggetti futuri entro la cerchia della considerazione etica.

La letteratura filosofica ha elaborato diverse risposte a questo problema. Hans Jonas, nel Principio responsabilità, ha formulato un imperativo categorico di tipo nuovo: «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla Terra». John Rawls, nella teoria della giustizia, ha introdotto il concetto di «risparmio tra generazioni» come vincolo interno al principio di giustizia, imponendo che le istituzioni siano concepite per durare e per trasmettere alle generazioni future un livello di giustizia non inferiore a quello ricevuto. Derek Parfit ha analizzato il «problema della non identità», mostrando come le decisioni che modificano le condizioni di esistenza delle generazioni future pongano difficoltà logiche irrisolte all’interno delle teorie etiche tradizionali.

Non si tratta, ovviamente, di attribuire alle generazioni future preferenze specifiche che non possiamo conoscere. Sarebbe epistemologicamente impossibile stabilire quali orientamenti culturali, modelli economici o scelte individuali caratterizzeranno società ancora inesistenti. È però possibile individuare alcune condizioni fondamentali che rendono praticabile l’esercizio della libertà: disponibilità di risorse essenziali, istituzioni funzionanti, patrimonio conoscitivo, ambiente vivibile e capacità di scegliere tra alternative effettive. La responsabilità intergenerazionale dovrebbe consistere soprattutto nella conservazione di queste condizioni, senza pretendere di determinare il modo specifico in cui le generazioni future le utilizzeranno.

In tale prospettiva, il concetto di patrimonio assume un significato più ampio di quello giuridico-oggettivo. Non comprende soltanto i monumenti, gli archivi, le opere d’arte e i beni materiali. Include anche la qualità delle istituzioni, la solidità dei sistemi educativi, la conoscenza scientifica accumulata, la fiducia sociale e le condizioni ambientali che rendono possibile la vita collettiva. Ogni generazione riceve un patrimonio che non ha interamente prodotto e lo trasmette, modificato, a quella successiva. La libertà contemporanea non può dunque essere interpretata come disponibilità illimitata di consumare ciò che è stato ereditato; esiste una responsabilità nella trasmissione che vincola il presente senza sacrificare il presente al futuro.

Questo riconoscimento non implica che le esigenze attuali debbano essere subordinate indefinitamente a un futuro astratto. Le persone che vivono oggi possiedono diritti, bisogni e aspirazioni che devono essere riconosciuti e soddisfatti. Il problema consiste nel costruire un equilibrio tra esigenze contemporanee e conseguenze di lungo periodo, evitando sia il presentismo — che sacrifica il futuro sull’altare del presente — sia un ascetismo intergenerazionale che sacrifica il presente sull’altare di un futuro indeterminato.

Una politica pubblica orientata alla responsabilità intergenerazionale dovrebbe interrogarsi sistematicamente non soltanto sui benefici immediati, ma anche sugli effetti futuri delle proprie decisioni. La valutazione degli investimenti, per esempio, dovrebbe comprendere i costi di manutenzione lungo l’intero ciclo di vita, le conseguenze ambientali e la capacità delle infrastrutture di rispondere a bisogni destinati a trasformarsi. Analogamente, le politiche educative dovrebbero essere considerate investimenti nella libertà futura, non semplicemente capitoli di spesa corrente da comprimere in presenza di vincoli di bilancio.

La democrazia potrebbe così arricchirsi di una dimensione temporale più consapevole, senza che ciò richieda la sostituzione della rappresentanza politica con istituzioni sottratte al controllo democratico. Sarebbe invece opportuno rafforzare gli strumenti di valutazione indipendente, la trasparenza delle conseguenze di lungo periodo, la continuità delle politiche fondamentali e l’obbligo di motivazione in ordine agli effetti intergenerazionali delle decisioni. La maturità di una comunità politica si misura anche dalla capacità di assumere responsabilità verso chi non può ancora esprimere una domanda. Governare democraticamente significa rappresentare i cittadini presenti senza compromettere inutilmente la libertà di quelli futuri.

Credito fotografico: UNclimatechange / Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0. Fonte originale. Modifiche: ridimensionamento e adattamento al formato editoriale, con eventuali bande neutre.

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.