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L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LA FERROVIA IONICA: CRONACA DI UN TERRITORIO IN ATTESA TRA IL CANTIERE E LA PROMESSA

Un’automotrice alla stazione di Crotone lungo la ferrovia ionica calabrese.

di Francesco Costanzo

Una carta ferroviaria della Calabria racconta qualcosa che nessuna carta amministrativa, nessun piano regolatore, nessun documento programmatico riesce a mostrare con la stessa immediatezza. Sul Tirreno la linea principale disegna l’asse delle connessioni nazionali: un tracciato continuo, elettrificato, servito da treni ad alta velocità che collegano la regione al resto del Paese in tempi che, pur non essendo paragonabili a quelli delle direttrici del Nord, sono almeno compatibili con la mobilità contemporanea. Lungo lo Ionio, invece, la ferrovia accompagna per chilometri città costiere, piccoli centri, campagne, aree archeologiche e paesaggi nei quali la distanza geografica è spesso molto meno importante del tempo necessario a percorrerla.

La linea ionica calabrese è, in sé, un documento storico. Il suo tracciato racconta le scelte infrastrutturali del Regno d’Italia e della prima Repubblica; la sua tecnologia racconta i ritardi e le economie di ogni epoca; la sua velocità commerciale racconta — con la freddezza dei tempi di percorrenza — una gerarchia territoriale che non è mai stata davvero messa in discussione. Per decenni, anche per effetto delle scelte infrastrutturali succedutesi nel tempo, la ferrovia ionica è rimasta una linea secondaria, a binario singolo in gran parte non elettrificata, con frequenze ridotte e prestazioni che rendevano l’automobile — quando esisteva — l’opzione più razionale per quasi ogni spostamento.

In questo autunno del 2026, una parte di quella linea è contemporaneamente ferrovia e cantiere. Dal 13 settembre al 12 dicembre, Rete Ferroviaria Italiana ha programmato nuovi lavori tra Sibari e Crotone per potenziamento infrastrutturale e tecnologico: consolidamento e adeguamento sismico di ponti e altre opere d’arte, preparazione a futuri interventi di velocizzazione, installazione dell’ERTMS — il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario che sostituisce gradualmente i sistemi di segnalamento nazionali — e prosecuzione dell’elettrificazione. Durante questa fase la circolazione ferroviaria sulla tratta Sibari-Crotone è sospesa e parte dei servizi è sostituita da autobus.

Il linguaggio tecnico delle comunicazioni ferroviarie — ponti, travate metalliche, sottostazioni elettriche, sistemi di segnalamento, apparati centrali — possiede una qualità quasi liturgica: è un vocabolario che descrive operazioni reali ma che, per chi non è del settore, produce un effetto di astrazione. Dietro ogni intervento esistono, però, tempi di vita. Dietro ogni “consolidamento di un’opera d’arte” esiste un treno che non passa, un pendolare che prende un autobus, uno studente che perde un’ora, un anziano che non raggiunge l’ospedale. Dietro ogni “installazione ERTMS” esiste un futuro nel quale quel treno passerà più veloce, più sicuro, più frequente.

Dalla Sibaritide al Crotonese, dal Catanzarese alla Locride e fino all’area dello Stretto, la successione dei luoghi attraversati dalla ferrovia ionica forma un archivio geografico della regione. Sono territori differenti per storia, economia, paesaggio e dimensione, collegati da una linea che, per decenni, ha sofferto condizioni tecnologiche e prestazionali non comparabili con quelle delle principali direttrici nazionali.

Modernizzare la ferrovia ionica significa, in questo senso, qualcosa di più profondo del semplice miglioramento di un’infrastruttura. Significa intervenire sulla geografia delle possibilità. Una riduzione dei tempi di percorrenza non vale soltanto per il viaggiatore occasionale che può raggiungere prima una città della costa ionica. Può modificare il bacino entro il quale un giovane valuta un’università, un lavoratore accetta un impiego, un’impresa cerca personale, un turista organizza un itinerario, una famiglia raggiunge un servizio sanitario, un anziano visita un parente. Il tempo di percorrenza è una variabile che determina la forma della vita quotidiana: chi può permettersi di impiegare un’ora per andare a scuola vive in un mondo diverso da chi ne impiega tre.

Il cantiere racconta però anche l’altra faccia delle trasformazioni infrastrutturali, quella che il linguaggio istituzionale tende a minimizzare: per costruire una rete migliore occorre accettare temporaneamente una rete più difficile. Le sostituzioni automobilistiche, le variazioni degli orari, le deviazioni, i tempi di attesa rendono evidente quanto una ferrovia non sia semplicemente una linea tracciata sulla carta, ma una funzione quotidiana dalla quale dipendono persone reali con orari, necessità, fragilità. Un anziano che deve raggiungere un ambulatorio a Crotone e scopre che il treno non passa — che c’è un autobus sostitutivo che parte in un orario diverso, che impiega più tempo, che non ha la stessa affidabilità — vive il cantiere non come progresso futuro ma come disagio presente. E ha ragione.

Esiste infine un significato più ampio, che riguarda non il singolo viaggio ma la struttura del territorio. La Calabria ionica non ha bisogno della ferrovia soltanto per avvicinarsi a Roma o al Nord. Ne ha bisogno per costruire relazioni interne: tra città costiere, università, porti, luoghi culturali, sistemi produttivi e località turistiche. Una ferrovia che funziona come corridoio per andare altrove è un’infrastruttura estrattiva: porta via persone e risorse senza generare valore locale. Una ferrovia che funziona come struttura di un territorio è un’infrastruttura generativa: crea relazioni, produce economie di prossimità, rende possibile una vita che non sia interamente dipendente dall’automobile.

I cantieri del 2026 possono essere letti come una promessa che dovrà essere verificata negli anni successivi. L’elettrificazione, l’ERTMS e il potenziamento fisico sono condizioni necessarie ma non sufficienti. Il risultato autentico si misurerà nei servizi, nelle frequenze, negli orari, nell’affidabilità e nella capacità di integrare la ferrovia con il resto della mobilità regionale. A titolo di esempio, una linea elettrificata con poche corse al giorno è un’infrastruttura vuota. Una linea con frequenze adeguate, orari coordinati con i servizi locali, tariffe accessibili e affidabilità è un’infrastruttura viva.

La storia della linea ionica insegna che un binario può esistere per più di un secolo senza che il territorio abbia ancora esaurito la domanda di essere realmente collegato. La domanda non è tecnologica: è politica. Riguarda la scelta di considerare la Calabria ionica come un corridoio o come un luogo. I binari sono già lì. Ciò che manca — e che i cantieri di oggi rendono possibile ma non garantiscono — è la decisione di usarli come struttura di un territorio e non come passaggio verso altrove.

Fonti documentarie principali

Fotografia in evidenza: La stazione di Crotone con un’automotrice regionale — Autore: Benjamin Smith — Fonte: Wikimedia Commons (scheda originale) — Licenza: CC BY-SA 4.0 — Modifiche all’immagine originale: nessuna; eventuale ridimensionamento tecnico automatico di WordPress.

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