L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LA FIDUCIA ISTITUZIONALE COME FENOMENO MULTIDIMENSIONALE: CRITICA DELLA RIDUZIONE COMUNICATIVA E ANALISI DELLA QUALITÀ AMMINISTRATIVA

Palazzo Senatorio al Campidoglio, sede del Comune di Roma.

La fiducia nelle istituzioni costituisce, nella letteratura delle scienze politiche contemporanee, uno dei concetti più studiati e al tempo stesso più problematici. La sua complessità deriva dal fatto che essa non è un fenomeno unitario, ma un costrutto multidimensionale che coinvolge almeno tre livelli distinti: la fiducia nelle persone che occupano posizioni di potere, la fiducia nelle organizzazioni che erogano servizi e fanno rispettare norme, e la fiducia nel sistema di regole entro il quale sia le persone sia le organizzazioni operano. La confusione fra questi livelli — frequente nel discorso pubblico e nella comunicazione politica — produce diagnosi imprecise e, conseguentemente, terapie inefficaci.

La distinzione fra fiducia e consenso, in particolare, merita di essere articolata con rigore. Un cittadino può dissentire radicalmente dalle scelte di un governo — può considerarle sbagliate, ingiuste, dannose — e nondimeno riconoscere la legittimità delle procedure attraverso le quali quelle scelte sono state assunte e la legittimità delle istituzioni che le hanno prodotte. Allo stesso modo, un cittadino può condividere l'orientamento politico di chi governa e, al tempo stesso, nutrire una profonda sfiducia nella capacità amministrativa dello Stato, nella sua competenza, nella sua imparzialità, nella sua capacità di garantire condizioni di equità. Confondere queste dimensioni significa ridurre un problema strutturale della democrazia a una questione di popolarità politica — e significa, conseguentemente, fraintendere la natura della crisi di fiducia quando essa si manifesta.

L'indagine OCSE sui fattori della fiducia nelle istituzioni, pubblicata nel 2024, offre dati di rilievo per il contesto italiano: nel 2023, il 36 per cento degli italiani dichiarava un livello elevato o moderatamente elevato di fiducia nel governo nazionale; la fiducia risultava più alta nei confronti delle amministrazioni locali (41 per cento) e del sistema giudiziario (43 per cento). Questi dati — che descrivono percezioni riferite a un preciso periodo e non devono essere automaticamente proiettati su contesti successivi — hanno un interesse che trascende la loro lettura numerica: essi mostrano come la fiducia vari significativamente fra istituzioni differenti, e come questa variazione non sia riducibile all'orientamento politico dell'individuo.

La credibilità pubblica appare, infatti, collegata in modo significativo alla natura dell'esperienza che i cittadini sviluppano nei rapporti quotidiani con le amministrazioni. Un servizio accessibile, una procedura comprensibile, una risposta tempestiva, una decisione adeguatamente motivata, un trattamento percepito come equo: tutti questi elementi — apparentemente minuti, insignificanti dal punto di vista della grande politica — contribuiscono alla costruzione o all'erosione della fiducia. Al contrario, l'opacità procedurale, l'incertezza dei tempi, la percezione di trattamenti diseguali, l'assenza di motivazione nelle decisioni sfavorevoli: tutti questi elementi producono un'esperienza di sfiducia che si sedimenta e che si trasferisce, per generalizzazione, dall'istituzione specifica al sistema nel suo complesso.

Da questa prospettiva emerge il ruolo decisivo della qualità istituzionale — intesa non come efficienza produttivistica, ma come capacità di rendere l'incontro fra cittadino e Stato un'esperienza di riconoscimento, di prevedibilità e di rispetto. Le amministrazioni non sono soltanto strutture incaricate di applicare norme: sono il punto attraverso il quale i cittadini incontrano concretamente lo Stato. Per la grande maggioranza delle persone, l'esperienza delle istituzioni non si realizza attraverso il dibattito parlamentare o le grandi decisioni geopolitiche, ma attraverso il rapporto con uffici pubblici, servizi sanitari, scuole, amministrazioni territoriali, organismi di tutela. È in questo incontro quotidiano — spesso ripetitivo, talvolta conflittuale, talvolta semplicemente burocratico — che si costruisce o si distrugge il legame di fiducia.

La comunicazione istituzionale, pur essendo un fattore rilevante, non può sostituire la qualità dell'azione amministrativa. Un'amministrazione può descrivere efficacemente i propri obiettivi, può investire risorse significative nella propria immagine, può produrre narrazioni convincenti: la credibilità delle sue dichiarazioni dipende, in ultima analisi, dalla possibilità di verificarne i risultati nell'esperienza concreta dei destinatari. La trasparenza, in questa prospettiva, non è la semplice pubblicazione di documenti — che può essere un adempimento formale privo di significato — ma la capacità di rendere comprensibili le decisioni, i criteri adottati, le conseguenze prodotte, e di permettere al cittadino di orientarsi entro il sistema istituzionale senza dover disporre di competenze specialistiche.

Esiste inoltre un rapporto significativo — e non lineare — fra fiducia e partecipazione. Le istituzioni che prevedono occasioni effettive di ascolto possono acquisire informazioni preziose sui bisogni sociali e sulle difficoltà incontrate dai cittadini, e possono rafforzare il senso di appartenenza e di legittimità. Tuttavia, la partecipazione perde significato — e può produrre effetti controproducenti — quando viene ridotta a una procedura puramente formale. Consultare una comunità senza chiarire quali decisioni siano realmente aperte al confronto, quali siano vincolate da norme sovraordinate, quali siano predeterminate da vincoli finanziari o tecnici, può generare aspettative destinate a essere disattese e, conseguentemente, un senso di frustrazione che erode la fiducia anziché rafforzarla. La qualità della partecipazione dipende, in questa prospettiva, dalla sincerità istituzionale: dalla capacità di distinguere ciò che può essere modificato attraverso il confronto da ciò che non può esserlo, e di comunicarlo con chiarezza.

Una democrazia matura non dovrebbe perseguire una fiducia incondizionata. Il controllo critico delle istituzioni, la disponibilità al dissenso, la capacità di riconoscere e denunciare l'ingiustizia o l'incompetenza costituiscono componenti essenziali della cittadinanza democratica. La fiducia più solida non è quella che esclude il dubbio, ma quella che permette ai cittadini di riconoscere procedure affidabili anche quando non condividono ogni decisione. Il problema fondamentale non consiste nel convincere la popolazione ad avere maggiore fiducia: consiste nel costruire istituzioni capaci di meritarla — e nel rendere visibile, attraverso la qualità dell'azione quotidiana, il fatto che tale capacità esiste.

Fonti e riferimenti

OCSE, Survey on Drivers of Trust in Public Institutions: Italy

Fotografia in evidenza: Palazzo Senatorio al Campidoglio, sede del Comune di Roma. Autore: Kaga tau. Fonte: Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Palazzo_Senatorio.Roma.jpg). Licenza: CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/). Immagine originale non ritagliata; nessuna modifica.