L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LA RICERCA LIBERA E IL DIRITTO ALL’INUTILE: PERCHÉ UNA SOCIETÀ CHE MISURA TUTTO PERDE LA CAPACITÀ DI IMMAGINARE

Ricercatori in laboratorio

La crescente richiesta di misurare ogni investimento attraverso benefici economici rapidamente verificabili rappresenta una delle trasformazioni più significative della cultura contemporanea. Università, istituzioni scientifiche e organizzazioni culturali sono chiamate a dimostrare il proprio valore attraverso risultati misurabili, applicazioni tecnologiche, ricadute economiche. Questa richiesta possiede una legittimità evidente — le risorse pubbliche devono essere utilizzate responsabilmente — ma diventa problematica quando l'utilità immediata si trasforma nel criterio esclusivo di valutazione della conoscenza.

La storia della scienza mostra che numerose scoperte fondamentali sono nate da interrogativi il cui significato applicativo non risultava prevedibile. La possibilità di comprendere fenomeni naturali, strutture matematiche o processi biologici non coincide necessariamente con la capacità di trasformarli rapidamente in prodotti commerciali. Tra scoperta e applicazione possono trascorrere decenni, e alcune ricerche producono risultati inattesi che aprono direzioni imprevedibili. Altre modificano il quadro teorico di una disciplina senza generare immediatamente nuove tecnologie. Altre ancora non confermano le ipotesi iniziali, ma contribuiscono a delimitare ciò che può essere considerato scientificamente fondato.

Nel giugno 2026 l'European Research Council ha avviato una nuova linea di finanziamento destinata a progetti scientifici particolarmente ambiziosi. Il programma pilota ERC Plus Grants prevede una dotazione complessiva di 210 milioni di euro e contributi che possono raggiungere sette milioni per singolo progetto, distribuiti su un periodo massimo di sette anni. L'obiettivo dichiarato consiste nel sostenere ricerche capaci di aprire nuove prospettive scientifiche, anche quando il percorso verso i risultati presenta un elevato grado di incertezza.

Questa impostazione merita di essere letta come un riconoscimento istituzionale di un principio epistemologico fondamentale: la ricerca libera non è un'attività estranea alle esigenze economiche della società, ma può costituire una delle condizioni attraverso le quali diventano possibili trasformazioni produttive che nessuna programmazione industriale avrebbe potuto prevedere. Il rapporto tra conoscenza e innovazione non è lineare. Non esiste una successione automatica nella quale ogni scoperta genera una tecnologia e ogni tecnologia produce crescita. L'innovazione nasce frequentemente dall'incontro tra discipline, competenze e risultati sviluppati in contesti differenti, spesso distanti nel tempo e nello spazio. La possibilità di tali incontri dipende dalla presenza di un patrimonio conoscitivo ampio, diversificato, coltivato senza vincoli di destinazione.

Una società che finanzia esclusivamente ricerche orientate a risultati immediati rischia di impoverire proprio il patrimonio dal quale potrebbero emergere le innovazioni future. È una forma di miopia strutturale che scambia la misurabilità per rilevanza, e la prevedibilità per valore. La ricerca storica, filosofica, linguistica e sociologica non può essere valutata soltanto attraverso la capacità di generare applicazioni commerciali: il suo contributo consiste nell'ampliamento della comprensione della società, nella conservazione critica della memoria e nella costruzione degli strumenti concettuali necessari per interpretare i cambiamenti.

Difendere la ricerca libera non significa rinunciare alla valutazione. Significa costruire criteri capaci di riconoscere la specificità delle diverse attività scientifiche: la qualità metodologica, l'originalità delle domande, la rilevanza dei risultati, la capacità di contribuire all'avanzamento della conoscenza. La ricerca di base e quella applicata sono componenti complementari di un medesimo sistema: la prima amplia il campo delle possibilità conoscitive, la seconda contribuisce a trasformare alcune di quelle possibilità in soluzioni operative. Nessuna delle due può sostituire integralmente l'altra.

Una società orientata al futuro dovrebbe possedere il coraggio istituzionale di investire anche in ciò di cui non conosce ancora l'utilità, non perché ogni ricerca sia destinata a produrre una scoperta rivoluzionaria, ma perché la libertà di esplorare costituisce una condizione fondamentale del progresso scientifico e culturale. Il valore pubblico della conoscenza risiede anche nella sua capacità di rendere possibile ciò che, nel momento presente, non siamo ancora in grado di immaginare.

Foto: Rhoda Baer / National Cancer Institute — Wikimedia Commons — Pubblico dominio. Immagine illustrativa; eventuale ridimensionamento tecnico automatico da WordPress.