L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LAMEZIA TERME CENTRALE E IL FUTURO DELLA CALABRIA CONNESSA: LA STAZIONE COME CROCEVIA DI MOBILITÀ, SVILUPPO E COESIONE TERRITORIALE

Stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale, 2022. Foto: Superchilum. Fotografia del 2022, precedente alla riqualificazione degli spazi esterni.

In ogni regione esistono luoghi che, pur essendo percepiti quotidianamente come semplici infrastrutture, svolgono in realtà una funzione assai più profonda nella vita economica e sociale di una comunità. La stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale appartiene senza dubbio a questa categoria. A prima vista essa si presenta come uno spazio dedicato al passaggio dei treni, all'incontro tra viaggiatori e alla gestione dei flussi della mobilità; osservata in una prospettiva più ampia, tuttavia, essa si rivela uno dei principali nodi attraverso i quali la Calabria entra in relazione con sé stessa e con il resto del Paese. La fase conclusiva dei lavori di riqualificazione delle aree esterne e di Piazza Lamezia, avviata nell'autunno del 2026, offre l'occasione per una riflessione che trascende l'intervento urbanistico in corso. La vera questione, infatti, non riguarda esclusivamente la sistemazione di una piazza, la ridefinizione della viabilità o la collocazione di nuovi stalli per autobus e taxi: il tema centrale è comprendere se la Calabria sia finalmente in grado di trasformare la propria posizione geografica in un effettivo vantaggio territoriale, costruendo un sistema della mobilità capace di ridurre le distanze interne, accrescere l'accessibilità e generare nuove opportunità di sviluppo.

La stazione come infrastruttura della città

Le stazioni ferroviarie hanno svolto un ruolo fondamentale nella trasformazione delle città moderne. La loro realizzazione ha modificato l'organizzazione degli insediamenti, la distribuzione delle attività economiche e il rapporto tra centri urbani e territori circostanti, introducendo una nuova dimensione della mobilità che ha progressivamente ridotto il significato economico delle distanze. Ma la stazione non è mai stata soltanto un luogo destinato alla partenza e all'arrivo dei treni: ha rappresentato una porta urbana, un punto di incontro, uno spazio attraverso il quale la città stabilisce relazioni con il territorio e si presenta ai visitatori. Questa funzione assume a Lamezia Terme un'importanza del tutto particolare, perché la città — situata nel cuore geografico della regione — costituisce da decenni uno dei principali punti di connessione tra la dorsale tirrenica, l'area centrale, il versante ionico e l'aeroporto internazionale. La stazione deve dunque essere interpretata attraverso una duplice prospettiva: da un lato come infrastruttura al servizio della città, dall'altro come nodo di accesso a una parte considerevole della Calabria. È precisamente questa duplice funzione a introdurre responsabilità progettuali e amministrative di rilievo, e a rendere particolarmente significativo il processo di riqualificazione attualmente in corso.

Per cogliere appieno la rilevanza di questo nodo occorre partire dalla particolare conformazione della regione. La Calabria presenta una struttura territoriale complessa, caratterizzata da numerosi centri urbani distribuiti lungo due versanti costieri e separati da un entroterra spesso difficile da attraversare. In un contesto di questo tipo il sistema dei trasporti assume un'importanza decisiva, perché la qualità delle connessioni incide direttamente sulle opportunità di lavoro, sull'accesso all'istruzione, sull'utilizzo dei servizi sanitari e sulla capacità delle imprese di competere nei mercati nazionali e internazionali. Ogni giorno migliaia di persone transitano attraverso Lamezia Terme Centrale non tanto per raggiungere la città, quanto per spostarsi verso altre destinazioni regionali o nazionali: studenti universitari, lavoratori pendolari, turisti, professionisti, cittadini diretti a strutture sanitarie o amministrative utilizzano questo nodo come punto di raccordo tra differenti modalità di trasporto. È proprio questa dimensione sovracomunale a conferire alla stazione una funzione che supera ampiamente l'ambito cittadino.

La mobilità come questione di uguaglianza territoriale

Troppo spesso il dibattito pubblico tende a valutare le infrastrutture esclusivamente attraverso la loro dimensione materiale, discutendo della qualità architettonica degli edifici, dell'estetica degli spazi pubblici o dell'entità degli investimenti realizzati. Si tratta di aspetti importanti ma non sufficienti: una stazione moderna non può essere giudicata soltanto dalla qualità delle sue strutture, bensì soprattutto dalla sua capacità di agevolare gli spostamenti delle persone. L'efficienza di un'infrastruttura dipende infatti dalla qualità delle relazioni che essa riesce a costruire. Un viaggiatore non percepisce la mobilità come una somma di segmenti separati; per chi si sposta il viaggio rappresenta un'esperienza unica e continua, che comprende il percorso verso la stazione, l'utilizzo del treno, l'eventuale trasferimento ad altri mezzi e il raggiungimento della destinazione finale. Quando uno di questi passaggi risulta inefficiente, l'intero sistema perde efficacia.

Da qui discende un principio che la pianificazione territoriale contemporanea ha progressivamente messo a fuoco: la mobilità non costituisce una semplice questione tecnica, ma una condizione fondamentale dell'uguaglianza territoriale. Quando i collegamenti risultano inefficienti, le differenze geografiche si trasformano in differenze sociali; al contrario, una rete infrastrutturale efficace contribuisce a ridurre gli svantaggi derivanti dalla distanza e rende maggiormente accessibili le opportunità presenti nei diversi territori. L'accesso alla mobilità costituisce oggi uno dei principali fattori di inclusione, poiché la possibilità di spostarsi rapidamente e in condizioni adeguate incide sulle opportunità educative, professionali e culturali delle persone. Una rete di trasporto efficiente amplia concretamente l'orizzonte delle possibilità individuali e riduce le disuguaglianze territoriali, mentre un territorio pur dotato di servizi importanti può risultare di fatto inaccessibile quando i tempi di percorrenza sono eccessivi o le frequenze insufficienti. La qualità del trasporto pubblico contribuisce così alla distribuzione stessa delle opportunità, possedendo una dimensione che è insieme sociale e territoriale.

L'intermodalità come organizzazione del tempo

In questo quadro assume particolare rilevanza il concetto di intermodalità, divenuto uno dei termini più utilizzati nel linguaggio della programmazione territoriale e, nondimeno, uno dei più banalizzati. Spesso l'intermodalità viene ridotta a una semplice vicinanza fisica tra differenti infrastrutture; in realtà il concetto è assai più complesso, perché non basta che una stazione ferroviaria, un aeroporto e un'autostazione si trovino a pochi chilometri di distanza per poter parlare di integrazione funzionale. La vera intermodalità nasce quando il sistema riduce i tempi di attesa, facilita i passaggi tra un mezzo e l'altro e offre ai viaggiatori informazioni chiare, affidabili e facilmente accessibili; si realizza quando una persona riesce a compiere il proprio percorso senza dover affrontare incertezze, discontinuità o complicazioni inutili. La qualità dell'integrazione dipende dunque dal rapporto tra gli orari, dalla continuità dei collegamenti e dalla semplicità delle procedure, e il problema fondamentale riguarda il tempo complessivo necessario per raggiungere una destinazione: un collegamento ferroviario particolarmente veloce può perdere gran parte della propria utilità quando il passeggero è costretto ad attendere a lungo il mezzo successivo. La mobilità va quindi valutata considerando l'intero viaggio, non i singoli segmenti che lo compongono.

Il rapporto tra la stazione ferroviaria e l'aeroporto internazionale costituisce probabilmente la più importante sfida infrastrutturale della Calabria contemporanea. La prossimità tra queste due strutture rappresenta una risorsa straordinaria che poche altre aree del Mezzogiorno possiedono, e l'aeroporto è una delle principali porte di accesso alla regione, attraverso la quale ogni anno transitano milioni di passeggeri. Attualmente il sistema si regge su un collegamento su gomma — una navetta tra lo scalo e Lamezia Terme Centrale che la società di gestione aeroportuale affianca ad altri servizi automobilistici regionali — ma la disponibilità di un collegamento è soltanto una condizione necessaria, la cui efficienza va misurata attraverso la frequenza, l'affidabilità e la corrispondenza con gli orari ferroviari e aeroportuali. Nel dibattito infrastrutturale figura inoltre l'ipotesi di un collegamento ferroviario diretto verso l'area aeroportuale: un documento di Rete Ferroviaria Italiana relativo al processo di analisi e valutazione del 2025 contempla, tra le attività considerate, un'ipotesi di collegamento mediante bretelle elettrificate e una nuova stazione di testa prossima al terminal. È tuttavia essenziale una distinzione che il dibattito pubblico tende spesso a eludere: la presenza di un'ipotesi negli strumenti di programmazione non costituisce prova della sua approvazione definitiva, del suo finanziamento o della sua immediata cantierabilità, la cui eventuale attuazione richiederebbe ulteriori valutazioni tecniche, economiche e ambientali.

A ciò si aggiunge una precisazione concettuale di non minore importanza. L'eventuale realizzazione di un terminal ferroviario presso l'aeroporto non andrebbe interpretata come una sostituzione della stazione Centrale, poiché le due infrastrutture potrebbero svolgere funzioni differenti: alla prima spetterebbe il ruolo di nodo ferroviario territoriale, al secondo una funzione specificamente orientata all'accesso allo scalo. La relazione tra le due strutture andrebbe definita attraverso una progettazione capace di evitare duplicazioni e inefficienze, stabilendo quali treni potrebbero raggiungere il nuovo terminal, con quali frequenze e attraverso quali infrastrutture, e verificando gli effetti sull'esercizio ferroviario esistente. Una soluzione tecnicamente possibile può infatti risultare economicamente poco efficiente quando richiede investimenti sproporzionati rispetto ai benefici attesi. La questione fondamentale, al di là delle singole soluzioni tecniche, riguarda dunque la costruzione di una visione strategica della mobilità regionale: ciò che conta non è semplicemente realizzare nuove opere, ma comprendere in quale modo gli investimenti possano migliorare concretamente l'esperienza dei cittadini e accrescere la competitività dell'intero sistema territoriale.

Accessibilità, informazione e qualità dello spazio pubblico

L'accessibilità costituisce uno dei principi fondamentali della progettazione contemporanea delle infrastrutture pubbliche, ma va intesa in un senso più ampio della mera eliminazione delle barriere architettoniche: essa comprende la possibilità di raggiungere i servizi, comprendere le informazioni e utilizzare gli spazi in condizioni di sicurezza. La stazione ferroviaria è un ambiente nel quale queste esigenze assumono particolare rilievo, perché i passeggeri presentano condizioni fisiche, età e necessità differenti — chi viaggia con bagagli voluminosi, chi accompagna bambini, chi presenta difficoltà motorie o sensoriali — e un sistema di accessibilità efficace deve riconoscere questa pluralità. Gli interventi realizzati negli anni precedenti nella stazione lametina hanno interessato anche l'adeguamento dei marciapiedi ferroviari e l'introduzione di pavimentazioni tattili: nel luglio 2024 il Comune aveva comunicato il completamento di lavori relativi all'innalzamento di alcuni marciapiedi a cinquanta centimetri e alla realizzazione di percorsi tattili, annunciando ulteriori interventi sugli ascensori e sul fabbricato viaggiatori. È però importante distinguere gli interventi annunciati da quelli effettivamente completati, e la valutazione va condotta sullo stato reale delle strutture: la pagina informativa di Rete Ferroviaria Italiana conferma che la stazione dispone di sette binari destinati al servizio viaggiatori e di servizi di assistenza alle persone con disabilità e a ridotta mobilità, rammentando al contempo che la disponibilità effettiva degli ascensori e delle altre attrezzature può essere soggetta a variazioni temporanee. L'accessibilità, dunque, non è una condizione raggiunta una volta per tutte attraverso il completamento di un'opera, ma richiede manutenzione, controllo e aggiornamento costanti.

La mobilità contemporanea dipende inoltre in misura crescente dalla qualità dei sistemi informativi, e la disponibilità di informazioni aggiornate consente ai viaggiatori di organizzare gli spostamenti e di affrontare le eventuali modifiche del servizio. Ma l'informazione non può essere affidata esclusivamente agli strumenti digitali personali: le stazioni devono garantire indicazioni comprensibili anche a chi non utilizza applicazioni o dispositivi elettronici, attraverso segnaletica, annunci sonori e pannelli informativi. Un viaggiatore che arriva in treno e deve raggiungere l'aeroporto dovrebbe poter individuare immediatamente il punto di partenza del collegamento successivo; la qualità dell'esperienza dipende da dettagli che possono apparire secondari — la distanza tra i percorsi, la presenza di coperture, l'illuminazione, la protezione dalle condizioni meteorologiche — ma che incidono concretamente sull'utilizzazione degli spazi. La progettazione deve pertanto assumere come riferimento il comportamento effettivo delle persone, non l'immagine astratta dell'infrastruttura.

La riqualificazione delle aree esterne introduce infine una questione propriamente urbanistica. La piazza antistante una stazione costituisce uno spazio di transizione tra la città e il sistema ferroviario, e la sua organizzazione dovrebbe favorire la continuità dei percorsi; il rischio è che essa venga concepita prevalentemente come un luogo destinato alla circolazione e alla sosta dei veicoli, mentre una concezione contemporanea dovrebbe attribuire particolare importanza alla sicurezza e alla qualità dei percorsi pedonali. Il 1° ottobre 2026 è entrata in vigore una nuova disciplina temporanea della circolazione nell'area antistante la stazione, relativa alla fase di completamento dei lavori di riordino e rifunzionalizzazione di Piazza Lamezia e prevista fino al 31 gennaio 2027: gli interventi comprendono una nuova organizzazione degli spazi destinati alla sosta e alla mobilità, con sette stalli per i taxi, tre per gli autobus, spazi riservati alle persone con disabilità e percorsi pedonali protetti da garantire durante i lavori. Il progetto di riordino, oggetto di una conferenza di servizi avviata nel 2022 e derivato da un protocollo d'intesa tra Regione Calabria, Comune di Lamezia Terme e Rete Ferroviaria Italiana sottoscritto nell'ottobre 2020, comprendeva la rimozione delle barriere architettoniche, la sistemazione delle aree verdi e di parcheggio, la riqualificazione dei marciapiedi e il miglioramento dell'illuminazione. Questa origine istituzionale evidenzia la natura intrinsecamente complessa del progetto: la trasformazione di una stazione coinvolge competenze differenti e richiede il coordinamento tra gestione ferroviaria, amministrazione comunale e programmazione regionale, sicché la qualità del risultato dipende dalla capacità di integrare responsabilità che restano formalmente distinte.

Infrastrutture, sviluppo e politica della continuità

La riflessione sulla stazione conduce inevitabilmente a una più ampia considerazione del rapporto tra infrastrutture e sviluppo. Per molto tempo la crescita economica è stata interpretata principalmente come conseguenza degli investimenti materiali; oggi sappiamo che il rapporto è assai più articolato, e che le infrastrutture producono effetti positivi soltanto quando riescono a inserirsi all'interno di strategie territoriali coerenti e condivise. Una stazione efficiente può favorire la crescita del turismo, sostenere il commercio, agevolare la mobilità lavorativa, migliorare l'accesso ai servizi pubblici, contribuire alla valorizzazione delle aree periferiche e promuovere una più equilibrata distribuzione delle opportunità; affinché tutto ciò accada, tuttavia, non basta completare un cantiere — occorre costruire un sistema. Questa esigenza appare particolarmente evidente in Calabria, una regione che per ragioni storiche ha spesso sofferto una frammentazione infrastrutturale tale da limitare la piena valorizzazione delle sue risorse. La presenza di poli urbani distribuiti lungo l'intero territorio regionale richiede infatti una rete di collegamenti capace di garantire continuità e affidabilità, e la mobilità deve essere concepita come una politica pubblica di integrazione territoriale, non come una semplice sommatoria di interventi isolati.

Il problema fondamentale riguarda allora la continuità delle politiche pubbliche. Le infrastrutture richiedono tempi di progettazione e realizzazione che superano frequentemente la durata delle amministrazioni, sicché le decisioni dovrebbero essere costruite attraverso una visione territoriale sufficientemente condivisa e capace di attraversare i cicli elettorali. La riqualificazione di Piazza Lamezia rappresenta una componente importante di questo processo, ma il suo valore dipenderà dalla capacità di inserirla in una strategia più ampia: la trasformazione degli spazi deve essere accompagnata da una programmazione dei servizi, perché la qualità delle infrastrutture non può essere separata dalla qualità della gestione. Una stazione rinnovata può offrire condizioni migliori, ma l'efficienza del sistema dipenderà anche dalla regolarità dei collegamenti e dalla capacità di coordinamento tra gli operatori. Non basta promuovere il trasporto pubblico attraverso dichiarazioni generali: occorre renderlo competitivo in termini di tempo, accessibilità e qualità, se si vuole che la riduzione della dipendenza dall'automobile privata cessi di essere un enunciato programmatico e diventi una pratica effettiva.

Il futuro di una centralità possibile

Lamezia Terme possiede una posizione geografica che le attribuisce potenzialità significative nel sistema dei trasporti calabresi, ma la centralità geografica non coincide automaticamente con una centralità funzionale: un territorio può occupare una posizione favorevole e nondimeno non riuscire a valorizzarla quando le infrastrutture risultano insufficientemente integrate. La costruzione di una centralità richiede organizzazione, capacità di coordinamento tra istituzioni e operatori, e una programmazione capace di collegare gli investimenti ai bisogni effettivi delle persone. La stazione di Lamezia Terme Centrale non dovrebbe pertanto essere considerata soltanto come un edificio ferroviario da riqualificare, bensì come una componente fondamentale della possibilità di costruire una Calabria più accessibile, integrata e capace di utilizzare razionalmente le proprie infrastrutture.

La trasformazione di Piazza Lamezia rappresenta, in questa prospettiva, un'occasione per verificare concretamente tale orientamento. Il suo esito non dovrebbe essere misurato esclusivamente attraverso la conclusione del cantiere o l'inaugurazione di una nuova piazza, ma attraverso la qualità dei collegamenti, la sicurezza degli spazi e la capacità di migliorare l'esperienza quotidiana dei viaggiatori — rendendo più semplici gli spostamenti, più efficienti le connessioni, più vicini territori che per troppo tempo hanno sofferto le conseguenze dell'isolamento infrastrutturale. La modernizzazione di una stazione acquista pieno significato soltanto quando contribuisce alla modernizzazione delle relazioni territoriali, e soltanto allora Lamezia Terme Centrale potrà compiere pienamente la propria trasformazione, da semplice stazione ferroviaria ad autentica piattaforma strategica dello sviluppo regionale contemporaneo. È in questa prospettiva che l'intermodalità può diventare una politica dello sviluppo e non soltanto una formula ricorrente nel linguaggio della programmazione: il futuro della stazione coincide, in larga misura, con il futuro stesso della mobilità regionale, e dunque con la possibilità stessa di una Calabria più connessa, più accessibile e più coesa.

Crediti fotografici

Stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale, 2022. Foto: Superchilum / Wikimedia Commons — scheda della fotografia. Licenza CC BY-SA 4.0. Fotografia del 2022, precedente alla riqualificazione degli spazi esterni. Nessuna modifica intenzionale all’immagine originale; WordPress potrebbe generare miniature automatiche.

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.