La rappresentazione pubblica dello sport tende a privilegiare la dimensione agonistica. Le competizioni, i risultati, le prestazioni degli atleti e le vicende delle organizzazioni professionistiche occupano una posizione centrale nell’attenzione collettiva. Questa prospettiva, pur corrispondendo a una componente essenziale del fenomeno sportivo, rischia di lasciare in secondo piano la struttura economica che rende possibile l’attività e che ne costituisce la condizione di possibilità. Lo sport contemporaneo costituisce infatti un sistema produttivo complesso, nel quale operano imprese industriali, organizzazioni di servizi, professionisti, lavoratori specializzati, strutture di formazione e soggetti istituzionali.
La sua dimensione economica non coincide con il fatturato delle principali società professionistiche. Comprende la produzione di attrezzature e abbigliamento, la gestione delle infrastrutture, i servizi di allenamento, la medicina sportiva, la ricerca tecnologica, l’organizzazione degli eventi e numerose altre attività che, pur non essendo immediatamente visibili al pubblico, contribuiscono in modo determinante alla produzione di valore.
Il Rapporto Sport 2025, promosso dal Dipartimento per lo Sport e realizzato con il contributo dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e di Sport e Salute, attribuisce al settore un valore aggiunto di circa trentadue miliardi di euro, pari all’uno virgola cinque per cento del prodotto interno lordo, e un’occupazione di circa quattrocentoventunomila persone, con riferimento ai dati economici del 2023. Questi risultati permettono di riconoscere lo sport come una componente significativa dell’economia nazionale, la cui rilevanza trascende la dimensione dello spettacolo e investe quella della produzione e dell’occupazione.
Tuttavia, il suo valore economico richiede una lettura che distingua attività direttamente sportive e attività collegate. Un’impresa che produce attrezzature tecniche opera secondo logiche industriali differenti rispetto a una società che gestisce un impianto. Un professionista della preparazione atletica svolge un’attività diversa da quella di un organizzatore di eventi o di un ricercatore impegnato nello sviluppo di materiali innovativi. L’unità del sistema sportivo deriva dalla relazione funzionale tra queste attività, non dalla loro omogeneità.
La questione assume particolare rilevanza quando si considerano le opportunità occupazionali. La crescita del settore richiede professionalità che non coincidono necessariamente con quelle degli atleti: tecnici specializzati, fisioterapisti, professionisti della gestione, esperti di comunicazione, progettisti di infrastrutture, analisti dei dati e operatori della sicurezza contribuiscono al funzionamento dell’economia sportiva. La formazione di queste competenze rappresenta una componente essenziale della competitività del settore. Le università, gli istituti di formazione professionale e le organizzazioni sportive possono contribuire alla costruzione di percorsi capaci di collegare conoscenze scientifiche e applicazioni operative.
La dimensione tecnologica introduce ulteriori possibilità di sviluppo. La ricerca sui materiali, l’analisi biomeccanica, le tecnologie di monitoraggio e i sistemi digitali di gestione possono produrre innovazioni utilizzabili anche in altri comparti economici. Lo sport diventa così uno spazio nel quale conoscenze scientifiche e attività produttive possono sviluppare relazioni particolarmente significative, generando esternalità positive che trascendono il perimetro del settore.
Occorre tuttavia evitare che la crescente importanza economica determini una riduzione dello sport alla sola dimensione commerciale. La competizione agonistica, la pratica motoria e la partecipazione collettiva possiedono finalità che non possono essere interamente ricondotte alla produzione di ricavi. La sostenibilità economica rappresenta una condizione necessaria per molte attività, ma non costituisce l’unico criterio attraverso il quale valutarne l’utilità. Una politica sportiva matura dovrebbe riconoscere la pluralità delle funzioni del settore: da un lato, sostenere la qualificazione professionale, l’innovazione e la competitività delle imprese; dall’altro, preservare la possibilità che l’attività sportiva continui a svolgere funzioni educative, sociali e culturali.
La relazione tra queste dimensioni non deve essere interpretata necessariamente come un conflitto. Un sistema economicamente organizzato può disporre di maggiori capacità di investimento, migliorare la qualità dei servizi e sostenere la formazione professionale. La condizione essenziale è che la crescita economica venga accompagnata da regole capaci di garantire qualità, trasparenza e sostenibilità. Per i territori, la presenza di un sistema sportivo articolato può rappresentare un’opportunità di diversificazione produttiva, a condizione che la programmazione sia fondata sulle caratteristiche effettive del territorio e su modelli gestionali credibili.
La crescita dell’economia sportiva pone dunque una questione di governo del settore. Non è sufficiente riconoscere l’incremento del valore prodotto: occorre comprendere come questo valore venga generato, distribuito e reinvestito. Lo sport rappresenta un sistema economico particolarmente interessante proprio perché collega attività industriali, servizi, conoscenza scientifica e partecipazione sociale. La sua maturità dipenderà dalla capacità di sviluppare queste componenti senza sacrificare la specificità culturale e civile dell’esperienza sportiva.
L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.
Crediti fotografici: LocalFitness.com.au — Free Weights – attrezzature per l’allenamento. Fonte: Wikimedia Commons, fotografia originale. Licenza: CC BY-SA 3.0. Modifiche: ridimensionamento proporzionale e bande neutre, senza taglio.

