La crescita della pratica sportiva in Italia evidenzia una trasformazione positiva degli stili di vita e una maggiore consapevolezza del valore dell'attività fisica per il benessere individuale e collettivo. Restano tuttavia differenze territoriali, sociali e generazionali che impongono di considerare lo sport non soltanto come attività agonistica o come settore economico, ma come componente delle politiche pubbliche e come infrastruttura sociale della vita democratica.
Lo sport occupa una posizione particolare nella società contemporanea. Costituisce contemporaneamente una pratica individuale, un'attività economica, una forma di partecipazione collettiva e uno strumento di promozione della salute. La sua rilevanza non può pertanto essere misurata esclusivamente attraverso i risultati delle competizioni o la dimensione finanziaria delle organizzazioni professionistiche. Una parte considerevole del valore sociale dello sport si sviluppa lontano dai grandi eventi, lontano dalle televisioni e dai contratti milionari. Si manifesta nelle attività quotidiane, nelle associazioni dilettantistiche, negli impianti comunali e nelle opportunità offerte ai bambini, ai giovani e alle persone anziane.
I dati più recenti dell'Istat indicano un miglioramento della diffusione dell'attività fisica. Nel 2025 la quota delle persone di almeno tre anni che dichiaravano di non praticare né sport né attività fisica nel tempo libero è scesa al 30,8 per cento, rispetto al 33,1 per cento dell'anno precedente. La riduzione della sedentarietà rappresenta un risultato significativo, ma il fenomeno continua a interessare circa 17,7 milioni di persone, una cifra che testimonia come la sedentarietà resti un fenomeno socialmente rilevante.
La dimensione quantitativa suggerisce una considerazione importante: la crescita della pratica sportiva non elimina automaticamente le disuguaglianze nell'accesso. Le possibilità di svolgere attività fisica dipendono infatti da condizioni economiche, disponibilità di tempo, età, salute e presenza di infrastrutture adeguate. La distribuzione territoriale degli impianti assume quindi un'importanza fondamentale. Un cittadino che dispone di strutture accessibili, spazi pubblici sicuri e opportunità associative incontra condizioni differenti rispetto a chi vive in territori nei quali tali servizi sono insufficienti o assenti. La pratica sportiva non è soltanto il risultato di una scelta individuale: è anche una possibilità resa più o meno accessibile dall'organizzazione della società.
Il Rapporto Sport 2025, presentato nel gennaio 2026, riporta per il settore sportivo italiano un valore aggiunto riferito al 2023 di circa 32 miliardi di euro, equivalente all'1,5 per cento del prodotto interno lordo. Il rapporto individua, inoltre, un patrimonio superiore a 78.000 impianti sportivi, dei quali circa il 70 per cento appartiene al settore pubblico. Una quota considerevole delle strutture risale agli anni Settanta e Ottanta, rendendo particolarmente rilevante la questione della riqualificazione e della manutenzione.
Questi dati mostrano come lo sport costituisca anche un problema di governo del patrimonio pubblico. La realizzazione di un impianto rappresenta soltanto la fase iniziale di un investimento: la sua utilità dipende dalla manutenzione, dalla sicurezza, dall'efficienza energetica e dalla capacità di garantire un utilizzo continuativo. Una struttura moderna ma economicamente insostenibile può diventare rapidamente un problema amministrativo, un peso che sottrae risorse ad altre funzioni. Allo stesso modo, un impianto esistente e adeguatamente riqualificato può offrire benefici significativi senza richiedere necessariamente nuove costruzioni.
La questione riguarda soprattutto i Comuni, che possiedono una parte rilevante delle infrastrutture sportive. Le amministrazioni locali devono frequentemente confrontarsi con risorse limitate e con la necessità di conciliare esigenze associative, utilizzo scolastico e accessibilità pubblica. Una politica sportiva efficace dovrebbe partire dalla conoscenza del patrimonio disponibile: la distribuzione degli impianti, il loro stato di conservazione, i costi di gestione e i livelli di utilizzazione rappresentano informazioni necessarie per programmare gli interventi in modo razionale. La semplice disponibilità numerica delle strutture non consente di valutarne l'effettiva accessibilità: occorre considerare orari, tariffe, collegamenti e possibilità di utilizzo da parte di categorie differenti.
Il rapporto tra sport e salute introduce una seconda dimensione di grande rilevanza. L'attività fisica regolare può contribuire alla prevenzione di numerose condizioni patologiche e al mantenimento dell'autonomia personale. La sua promozione dovrebbe pertanto essere considerata anche nell'ambito delle politiche sanitarie e sociali, non come un settore separato ma come una componente integrata del welfare. Questa prospettiva assume particolare importanza in una società caratterizzata dall'invecchiamento della popolazione: la disponibilità di attività motorie adeguate alle diverse condizioni fisiche può contribuire alla qualità della vita e alla partecipazione sociale degli anziani.
Esiste inoltre una funzione educativa che non va trascurata. Le associazioni sportive rappresentano luoghi nei quali i giovani possono sviluppare capacità di collaborazione, rispetto delle regole e gestione del confronto. Questi benefici non sono automatici: dipendono dalla qualità dei percorsi formativi, dalle competenze degli istruttori e dai valori concretamente praticati nelle organizzazioni. Lo sport può contribuire alla crescita civile quando la competizione viene accompagnata dal riconoscimento della dignità delle persone e dalla valorizzazione della partecipazione.
La questione delle differenze di genere merita infine attenzione. Nel 2025 le donne presentavano livelli di sedentarietà superiori a quelli degli uomini, con una distanza di sette punti percentuali. La differenza suggerisce la necessità di considerare le condizioni sociali e organizzative che possono limitare la partecipazione, senza attribuire automaticamente il fenomeno a preferenze individuali. Una politica sportiva orientata all'inclusione dovrebbe quindi interrogare le condizioni concrete dell'accesso: orari, sicurezza degli spazi, disponibilità di servizi, rappresentazione culturale dell'attività sportiva femminile.
Per le città italiane, e in particolare per i territori nei quali la disponibilità di servizi pubblici presenta criticità, lo sport può rappresentare una componente significativa della qualità urbana. Impianti accessibili, spazi verdi utilizzabili e reti associative solide contribuiscono a costruire opportunità di incontro e partecipazione. La vera misura dello sviluppo sportivo non coincide soltanto con il numero delle società iscritte ai campionati o con i risultati delle competizioni. Riguarda la possibilità effettiva dei cittadini di praticare attività fisica durante l'intero arco della vita. Lo sport dovrebbe essere riconosciuto come una componente ordinaria delle politiche pubbliche, non un servizio accessorio da finanziare soltanto quando le risorse lo consentono, ma un investimento capace di contribuire alla salute, all'educazione e alla coesione delle comunità.
Foto: Threecharlie — Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0. Immagine illustrativa; eventuale ridimensionamento tecnico automatico da WordPress.

