L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LO SPORT DI BASE COME ISTITUZIONE SOCIALE: TRASFORMAZIONE NORMATIVA, FUNZIONE EDUCATIVA E RESPONSABILITÀ DELLA COMUNITÀ

Lo sport contemporaneo viene frequentemente rappresentato attraverso le grandi competizioni, i risultati agonistici e la crescente dimensione economica delle organizzazioni professionistiche. Questa prospettiva, pur legittima, rischia di lasciare in secondo piano una componente fondamentale del sistema sportivo: l’insieme delle associazioni e delle società dilettantistiche che rendono possibile la pratica motoria e agonistica nelle comunità locali. È in questo tessuto organizzativo che lo sport assume una delle sue funzioni sociali più importanti, configurandosi non come fenomeno di spettacolo, ma come istituzione sociale.

Le attività sportive di base costituiscono occasioni di educazione, partecipazione, costruzione delle relazioni e acquisizione di comportamenti fondati sul rispetto delle regole, sulla gestione della competizione e sulla cooperazione. Il loro valore non coincide necessariamente con la formazione di atleti destinati alle competizioni di alto livello. Una società sportiva può svolgere una funzione significativa anche quando il suo principale risultato consiste nel favorire la partecipazione continuativa di bambini, adolescenti, adulti e persone anziane, offrendo loro un contesto nel quale il corpo diventa medium di socializzazione e la regola diventa strumento di formazione del carattere.

La riforma del lavoro sportivo ha introdotto nel sistema italiano importanti trasformazioni giuridiche e organizzative. Il decreto legislativo n. 36 del 2021, successivamente modificato, ha contribuito a ridefinire il quadro normativo degli enti sportivi e dei rapporti di lavoro nel settore, disciplinando le diverse forme del lavoro sportivo, che può essere subordinato oppure autonomo, anche nella forma della collaborazione coordinata e continuativa. Il Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, istituito dal decreto legislativo n. 39 del 2021, rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali viene riconosciuta e documentata la natura dilettantistica delle organizzazioni sportive.

Il significato di questa trasformazione non è soltanto amministrativo. Per lungo tempo, una parte rilevante dell’organizzazione sportiva di base si è fondata su un equilibrio tra volontariato, collaborazione e attività professionali caratterizzate da forme contrattuali atipiche. La progressiva definizione delle responsabilità lavorative e previdenziali introduce maggiori esigenze di organizzazione e di sostenibilità economica, ma può contribuire anche a riconoscere il valore delle competenze necessarie allo svolgimento delle attività sportive. Allenare, educare, organizzare e gestire un’associazione richiede conoscenze tecniche, capacità relazionali e responsabilità che non possono essere considerate marginali.

Il problema consiste nel conciliare la tutela del lavoro con la sostenibilità economica delle organizzazioni dilettantistiche. Una disciplina normativa adeguata deve garantire trasparenza e diritti senza produrre oneri sproporzionati rispetto alle dimensioni e alle capacità delle associazioni, in particolare nei piccoli centri e nei territori caratterizzati da una limitata disponibilità di risorse economiche.

La modifica dell’articolo 33 della Costituzione, introdotta nel 2023, ha riconosciuto espressamente il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme. Il riconoscimento costituzionale attribuisce particolare rilievo alla funzione pubblica dello sport, senza cancellare l’autonomia delle organizzazioni che ne rendono possibile la pratica.

Ne deriva una responsabilità condivisa tra istituzioni, associazioni e comunità. Gli enti pubblici possono contribuire attraverso la disponibilità degli impianti, la programmazione degli spazi e la costruzione di condizioni favorevoli all’accesso. Le associazioni devono assicurare qualità organizzativa, correttezza gestionale e attenzione alla dimensione educativa. Le famiglie e le comunità possono sostenere una cultura sportiva nella quale la competizione non venga separata dal rispetto della persona.

Particolare attenzione merita la questione degli impianti. Una struttura sportiva non dovrebbe essere valutata soltanto attraverso la propria capienza o le caratteristiche tecniche. La sua funzione sociale dipende anche dall’accessibilità, dagli orari, dai costi di utilizzo e dalla capacità di ospitare attività differenti. La programmazione degli impianti costituisce pertanto una vera politica pubblica, che dovrebbe essere integrata nella pianificazione urbanistica e nelle politiche sociali dei territori.

In territori come la Calabria, dove le condizioni economiche e demografiche possono limitare le opportunità di partecipazione, il rafforzamento dello sport di base assume un significato che supera la dimensione agonistica. Può contribuire a rendere più accessibili occasioni di socializzazione, educazione e benessere, in particolare per le fasce di popolazione più vulnerabili. La modernizzazione del sistema sportivo non dovrebbe essere misurata esclusivamente attraverso la crescita dei risultati competitivi o delle risorse economiche movimentate, ma anche considerando quante persone riescano a praticare attività sportiva in condizioni dignitose, continuative e inclusive. Lo sport di base rappresenta una delle forme attraverso le quali una comunità investe nella propria qualità civile.

Credito fotografico: Alameen khalid200 / Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0. Fonte originale. Modifiche: ridimensionamento e adattamento al formato editoriale, con eventuali bande neutre.

L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.