L’Osservatore Lametino – Informazione, Cultura, Territorio. Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo.

L'Osservatore Lametino

Progetto culturale e informativo indipendente curato da Francesco Costanzo

LA CITTÀ POLICENTRICA E LA DIALETTICA TRA IDENTITÀ E CONNESSIONE: MOBILITÀ, INTEGRAZIONE FUNZIONALE E QUALITÀ URBANA A LAMEZIA TERME

Uno dei poli storici di Lamezia Terme

La teoria urbana contemporanea ha progressivamente abbandonato il modello della città monocentrica — eredità della pianificazione moderna e della sua fiducia nella gerarchia funzionale degli spazi — a favore di modelli che riconoscono la complessità delle strutture urbane reali. La città policentrica, la città-regione, la metropoli diffusa: queste categorie descrivono una realtà nella quale le centralità sono multiple, le funzioni distribuite, le identità territoriali stratificate. Lamezia Terme costituisce un caso di studio di particolare interesse per questa riflessione, poiché la sua stessa genesi — la fusione del 1968 di tre comuni distinti, Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia — ha prodotto un ente amministrativo unitario sovrapposto a una realtà urbana che conserva, a distanza di quasi sessant'anni, una forte specificità identitaria di ciascun polo.

La questione non è meramente amministrativa. La fusione ha creato una cornice istituzionale, ha definito un perimetro giuridico, ha prodotto un'identità formale. Ma l'identità urbana non si produce per decreto: si produce attraverso le pratiche quotidiane dei suoi abitanti, attraverso i loro spostamenti, le loro frequentazioni, la loro percezione di appartenenza. Un cittadino di Nicastro che lavori a Sant'Eufemia, che faccia la spesa a Sambiase, che porti i figli a scuola in un altro quartiere, costruisce una relazione con la città che è diversa da quella di chi vive, lavora e socializza nello stesso raggio di cinquecento metri. La città esiste nella misura in cui le sue parti sono attraversate, vissute, riconosciute come parte di un insieme.

La mobilità è il medium attraverso il quale questa relazione si costruisce o si dissolve. Una rete di trasporti efficiente, frequente, affidabile, economicamente accessibile, consente ai cittadini di attraversare la propria città senza che l'attraversamento costituisca un ostacolo. Permette a un anziano di Sant'Eufemia di raggiungere un ambulatorio a Nicastro, a uno studente di Sambiase di accedere a una biblioteca universitaria, a un lavoratore di raggiungere il proprio impiego senza che il tempo di percorrenza ecceda una soglia di tollerabilità. Quando la mobilità è insufficiente, la città si frammenta: ciascun polo diventa un microcosmo autosufficiente, le relazioni tra le parti si riducono alla loro minima espressione, l'unità amministrativa resta una finzione giuridica.

Il Piano Generale del Traffico Urbano, oggetto di percorsi di pianificazione e consultazione pubblica, offre un ambito concreto nel quale affrontare queste questioni, rappresenta un tentativo di affrontare questa questione attraverso un metodo che supera l'approccio ingegneristico tradizionale. La pianificazione della mobilità non può ridursi alla geometria delle strade: deve comprendere le ragioni degli spostamenti, la loro distribuzione oraria, le difficoltà percepite dagli utenti, le barriere invisibili che impediscono a certe categorie di muoversi liberamente. Il questionario, per quanto imperfetto come strumento di conoscenza, introduce un principio democratico nella pianificazione: la città si progetta ascoltando chi la abita, non soltanto misurando il volume di traffico.

Gli investimenti per percorsi ciclopedonali e per l’integrazione con il trasporto pubblico rappresentano strumenti concreti ma non sufficienti. La questione cruciale non è la lunghezza dei percorsi realizzati, bensì la loro continuità. Un percorso ciclabile che si interrompa davanti a una strada a scorrimento veloce, che non consenta l'attraversamento in sicurezza, che non si colleghi a una fermata del trasporto pubblico, produce un beneficio marginale. La continuità della rete — la possibilità di andare da un punto A a un punto B senza interruzioni, senza scendere, senza improvvisare — è ciò che trasforma un'infrastruttura in un'abitudine.

La presenza dell'aeroporto e della stazione ferroviaria centrale conferisce a Lamezia un ruolo di nodo infrastrutturale nel contesto calabrese. Tuttavia, il valore di un nodo dipende dalla sua permeabilità: dalla facilità con cui chi arriva può raggiungere le destinazioni finali, dalla chiarezza dell'informazione, dalla frequenza dei collegamenti, dalla possibilità di combinare mezzi diversi senza penalizzazioni di tempo e di costo. Un aeroporto internazionale che non offra un collegamento ferroviario diretto con la città, o una stazione che non garantisca coincidenze adeguate con i trasporti locali, perde gran parte del proprio valore funzionale.

La questione della mobilità sostenibile non può essere affrontata come un settore separato della pianificazione. La possibilità di camminare o di usare la bicicletta dipende dalla distribuzione delle funzioni urbane: dalla vicinanza tra residenza e servizi, dalla presenza di scuole di quartiere, dalla localizzazione degli uffici pubblici, dalla qualità degli spazi pubblici che rendono l'attraversamento a piedi un'esperienza gradevole anziché una costrizione. Una città che concentri tutte le opportunità in un unico punto produce necessariamente una domanda elevata di spostamenti motorizzati, indipendentemente dalla qualità delle piste ciclabili.

Lamezia Terme possiede un'opportunità che molte città non hanno: la possibilità di progettare la propria integrazione urbana su una scala che non è quella di una metropoli ingestibile, ma nemmeno quella di un borgo. I suoi tre poli, le loro specificità, le loro storie, possono diventare una risorsa se connessi da reti di mobilità che rispettino le identità senza cristallizzarle. La vera integrazione urbana non è l'omogeneizzazione: è la possibilità di essere simultaneamente cittadini di Nicastro, di Sambiase e di Lamezia, senza che questa pluralità comporti un sovraccarico di tempo, di costo o di fatica.

Francesco Costanzo
L’Osservatore Lametino – Progetto culturale e informativo indipendente – A cura di Francesco Costanzo.

Fotografia in evidenza: Uno dei poli storici di Lamezia Terme. Autore/attribuzione: Marco Chemello / Wikimedia Italia. Fonte: Wikimedia Commons, scheda originale. Licenza: CC BY-SA 4.0. Immagine non modificata; eventuale adattamento alla griglia deve preservarne l’intero contenuto.