Nel campus dell’Unical la terza edizione di Agriworld Expo mette al centro la risorsa idrica. Ma il vero tema non è la scarsità dell’acqua: è la capacità di governarla, fra innovazione disponibile e imprese che devono poterla usare.
Il campus universitario di Arcavacata, nel territorio di Rende, ha ospitato l’8 e il 9 ottobre 2026 la terza edizione di Agriworld Expo, manifestazione dedicata quest’anno a un tema che attraversa l’intero Mediterraneo: la disponibilità dell’acqua e la capacità di utilizzarla in maniera efficiente. Il titolo scelto, Terre Assetate, richiama una condizione che non riguarda soltanto la diminuzione delle precipitazioni, ma più in profondo il rapporto fra risorse naturali, organizzazione produttiva e capacità di adattamento. L’iniziativa, promossa dall’associazione ITEA con il sostegno delle istituzioni regionali e dell’ARSAC, riunisce rappresentanti universitari, ricercatori, professionisti e operatori del settore agricolo; l programma prevedeva incontri scientifici, confronti sulle tecnologie, approfondimenti sulla sicurezza del lavoro e momenti dedicati alle esperienze delle imprese; per la giornata del 9 ottobre erano inoltre previsti un confronto sull’uso efficiente delle risorse e un intervento dedicato all’impiego dei dati per l’agricoltura del futuro.
La scelta di un campus universitario come luogo dell’incontro possiede un significato che va oltre l’organizzazione logistica. L’agricoltura viene frequentemente rappresentata attraverso immagini legate alla tradizione, alla continuità delle pratiche e al rapporto diretto con la terra; questa rappresentazione coglie una componente importante dell’identità rurale, ma rischia di oscurare la complessità tecnologica dell’attività agricola contemporanea. Un’impresa agricola deve oggi confrontarsi con conoscenze agronomiche, mercati internazionali, sistemi informativi, tecnologie di irrigazione e trasformazioni climatiche, sicché la capacità di produrre non dipende soltanto dall’esperienza individuale trasmessa tra generazioni, ma richiede un rapporto sempre più stretto con la ricerca. Il tema dell’acqua rende questa relazione particolarmente evidente: l’irrigazione costituisce una componente fondamentale di numerose produzioni agricole mediterranee, e la sua efficienza dipende dalla disponibilità della risorsa, ma anche dalle condizioni delle reti, dalle caratteristiche del terreno, dalle colture e dalle tecnologie utilizzate. Un sistema può disporre di quantità d’acqua relativamente significative e, nondimeno, presentare difficoltà nella distribuzione: le perdite delle infrastrutture, l’assenza di strumenti di misurazione, la scarsa integrazione fra domanda e disponibilità possono ridurre l’efficacia dell’intero sistema. La questione, dunque, non consiste esclusivamente nel reperire nuove risorse, ma anche e soprattutto nel governare quelle esistenti — e governare significa, prima di tutto, misurare.
Il problema assume caratteristiche differenti nelle varie aree della Calabria: le zone costiere, le pianure agricole e i territori montani presentano condizioni idrologiche e produttive diverse, sicché le soluzioni non possono essere identiche. Una coltura irrigua intensiva richiede strumenti differenti rispetto a una produzione localizzata in un’area collinare, e la gestione delle risorse deve essere costruita attraverso conoscenze territoriali specifiche, non attraverso ricette valide ovunque. In questo quadro il rapporto fra università e imprese rappresenta una condizione fondamentale: la ricerca può sviluppare strumenti di monitoraggio, modelli previsionali e tecnologie capaci di migliorare l’efficienza, ma la loro diffusione dipende dalla possibilità che le imprese riescano effettivamente a utilizzarli. Un’innovazione scientificamente valida può rimanere marginale se richiede investimenti incompatibili con le dimensioni delle aziende o competenze tecniche non disponibili, e il trasferimento tecnologico deve dunque considerare le condizioni economiche e organizzative del sistema produttivo reale, non quello astratto dei laboratori. Le imprese agricole calabresi presentano caratteristiche differenti per dimensione, specializzazione e capacità di investimento, e una politica dell’innovazione dovrebbe evitare di rivolgersi esclusivamente alle realtà già maggiormente strutturate, individuando invece strumenti capaci di coinvolgere anche le aziende più piccole. La collaborazione fra università, enti di ricerca, organizzazioni professionali e istituzioni pubbliche può contribuire a ridurre questa distanza, e l’ARSAC svolge, per le proprie competenze, una funzione potenzialmente importante nel collegamento fra ricerca applicata e attività produttive; la disponibilità di conoscenze scientifiche non garantisce automaticamente la loro applicazione, perché occorrono assistenza tecnica, formazione e continuità delle relazioni.
La questione dell’acqua possiede, inoltre, una dimensione sociale che non va separata da quella tecnica. La riduzione della disponibilità idrica può incidere sul reddito delle imprese e sulla capacità di mantenere occupazione, può modificare la convenienza economica di determinate colture e contribuire alla trasformazione del paesaggio agricolo; in alcune aree, le difficoltà produttive possono accentuare processi di abbandono già in atto. La gestione dell’acqua diventa, in questa prospettiva, anche una politica di conservazione del territorio, perché un terreno agricolo non rappresenta soltanto una superficie destinata alla produzione, ma può svolgere funzioni ambientali e contribuire alla continuità degli insediamenti rurali, e la perdita di attività agricole può modificare gli equilibri sociali e territoriali in modo irreversibile.
Il confronto di Arcavacata permette, infine, di collocare queste questioni all’interno di una prospettiva mediterranea: le trasformazioni climatiche non riguardano esclusivamente la Calabria, ma interessano numerosi sistemi agricoli caratterizzati da condizioni ambientali simili, e la collaborazione fra università meridionali può contribuire a costruire conoscenze condivise e a individuare soluzioni adattabili a contesti differenti. Il significato più importante di Terre Assetate consiste forse nel riconoscimento che il futuro dell’agricoltura non dipenderà soltanto dalla disponibilità delle risorse naturali, ma anche dalla qualità delle conoscenze e delle istituzioni attraverso le quali tali risorse verranno governate. L’acqua rimane un elemento fondamentale della vita agricola, ma la capacità di utilizzarla in maniera sostenibile sarà sempre più il risultato di una relazione fra natura, scienza e organizzazione sociale — una relazione che non si improvvisa, e che proprio in luoghi come il campus di Arcavacata si tenta, con pazienza, di costruire.
Foto d’archivio: Campus dell’Università della Calabria ad Arcavacata – Fernando Santopaolo / Wikimedia Commons – Pubblico dominio.
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